Torre di Terigi

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Descrizione

L’alta torre, ancora intatta, nel XIV secolo apparteneva alla famiglia Peruzzi e, nel secolo successivo, ai Carucci. Dopo vari passaggi di proprietà pervenne alle Monache di Santa Caterina da Siena che avevano il convento a Firenze in piazza San Marco le quali la mantennero fino all’epoca Napoleonica. Nella cartografia del 1774 è documentata come torre del Molini, dal nome dei proprietari che possedevano anche la villa di Vernalese. Alla fine del XIX sec. apparteneva agli Schneiderff.

La struttura, che presenta un paramento in filaretto di alberese con antiche finestrelle superiormente ornate in cotto, costituisce un esempio tra i meglio conservati di una casa da signore del Duecento. A questa si appoggia un edificio più basso, anch’esso riferibile all’epoca medievale.

All’interno della torre di Terigi si conserva un affresco, purtroppo sciupato dal tempo, che mostra la figura di un nobile personaggio (alcuni vi hanno ravvisato l’immagine di San Cristoforo) e una data che potrebbe leggersi come 1320. Nella parete opposta a quella dell’affresco vi è una curiosa incisione , graffita alla fine del secolo scorso, che dice testualmente: “Questa casa si abitava dalla famiglia Panichi P. R. s. questa memoria fece Panichi Angiolo/ L’anno 1881 il 15 di ottobre s’iscaturì un furmine”  Fino alla fine degli Anni Sessanta, nel complesso hanno abitato due famiglie di coloni che lavoravano i poderi Terigi I e II.

Una delle funzioni delle case torri del contado fu quella di garantire una catena di comunicazioni che potesse arrivare anche alla città attraverso le varie torri opportunamente dislocate. Durante il giorno i segnali venivano fatti con bandiere di colori diversi, la notte con torce e falò accesi sulla sommità delle stesse. I ritrovamenti e gli studi fatti nella zona fanno ipotizzare che Torre Terigi si trovasse al centro di una rete stradale che metteva in comunicazione le località di Paterno, Terzano e Vernalese dove sono presenti interessanti case-torri per lo più inglobate in strutture rurali.

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La redazione del giornale eChianti.it