Con Mauro Tacconi l’antica arte del mosaico fiorentino rivive a Grassina | FOTO

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Mosaico Fiorentino. Un’arte unica nel mondo che ha conosciuto il periodo di maggiore splendore all’epoca dei Medici. A Grassina, Mauro Tacconi, figlio del maestro Marco Tacconi, nel suo laboratorio di Via Botticelli, porta avanti la tradizione di questa antica arte fiorentina realizzata con pietre naturali.

Il mosaico fiorentino, o commesso fiorentino, è una tecnica di lavorazione di marmi e pietre dure che consiste nell’esecuzione di rappresentazioni o motivi decorativi composti di sottili lastre di colore, dimensioni e forme diverse, fissate su un piano. Detta anche pittura di pietra, nasce a Firenze, nel periodo d’oro dei Medici. Le opere sono visibili nei musei più prestigiosi, dall’Opificio delle Pietre Dure, al Museo degli Argenti, a Palazzo Pitti e agli Uffizi, dove ci sono piani di tavoli meravigliosi.

A Grassina, in Via Botticelli, Mauro Tacconi si dedica da tutta la vita a questa forma d’arte. Fu suo padre, Marco Tacconi, maestro riconosciuto a livello mondiale, ad intraprendere l’attività.

Faceva il meccanico, aveva iniziato da ragazzino, e intorno ai 15 anni gli si presentò l’occasione della vita. Un cliente portò a riparare la bicicletta nell’officina in cui lavorava. Parlandoci, Marco Tacconi scoprì essere Giuseppe Fiaschi, già affermato mosaicista di rilievo internazionale.

Il giovane grassinese, da sempre amante di disegno e pittura, chiese se poteva entrare a lavorare con lui. Lasciò chiavi inglesi e cacciavite ed iniziò a dedicarsi al mosaico.

Nei primi anni Sessanta costruì la casa e il laboratorio in Via Botticelli e si mise in proprio.
Nella bottega entrarono lo zio di Mauro, Enzo Mori, “Uno dei più grandi tecnici esistiti nella storia del mosaico” e dagli anni Settanta anche il fratello maggiore Marzio Tacconi.

Mauro trascorre tanto tempo nella bottega di famiglia e si approccia al mosaico fin dalla prima infanzia. Guidato dagli insegnamenti del babbo impara l’arte e nel 1982 entra fisso a lavorare. Poi, nei primi anni Novanta, Marco va in pensione e Mauro continua l’attività da solo.

La materia da lavorare è sempre la pietra: preziosa, meno preziosa, dura, meno dura, di tutti i colori.

La realizzazione di un mosaico fiorentino passa per varie fasi che Mauro esegue tutte per conto suo. Occorre cercare le pietre (prima il cercatore di pietre era un vero e proprio lavoro), disegnare i bozzetti e trovare i colori (macchiatura), segare i pezzetti poi passare alla commettitura (attaccare i pezzi) e alla lucidatura.

Quadri, piani di tavoli, lavori personalizzati “Quando è finito dev’essere perfetto – spiega Mauro – non ci devono essere spazi fra i pezzi. Il lavoro dev’essere eseguito a regola d’arte”.

Lapislazzulo, sodalite, onice, granito, paesina, dentrite, lineato, colombino. Le qualità di pietra sono pressoché infinite e vengono tagliate ancora con l’antica tecnica del taglio a filo. Si usa uno strumento ricavato da un ributto di castagno, filo di ferro e smeriglio. Le macchine più moderne del laboratorio sono tutte disegnate e costruite dal babbo di Mauro.

Dalla bottega di Via Botticelli ci è passato il mondo: personaggi dell’arte, della politica, dello spettacolo, principi e notabili. Tacconi vende perlopiù all’estero. In Italia è poco conosciuto. “Da noi – dice il mosaicista – l’arte è finita non perché mancano gli artisti ma perché manca la cultura per apprezzarla”.

Ha esposto le sue opere in prestigiose gallerie e musei nazionali e internazionali. A Firenze, Roma, Torino, a Bastia, a Miami in Florida, a Santiago del Cile, a Beaver Creek in Colorado, a Kuwait City, a Dallas in Texas, a Beijing e Shanghai in Cina.
“Per me – conclude Mauro – questo non è un lavoro. È la mia vita”.