Alimentari Innocenti, molto più di un negozio: per Candeli una “casa” da 70 anni | FOTO

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Il Bar Alimentari Innocenti è, oggi come ieri, un punto di riferimento per Candeli. Ristorante, bar, alimentari, meta quotidiana per i lavoratori che vogliono farsi un panino o un aperitivo, luogo di ritrovo per gli abitanti del paese. Ha una storia lunga oltre settanta anni…

La guerra era passata da poco e l’Italia cercava di ripartire. Anche a Bagno a Ripoli la situazione non era certo facile. C’era da ricostruire e da reinventarsi.

Fernando Innocenti, nativo di Rignano sull’Arno ma pecoraio a Villamagna, comprò il primo locale – un ex macello a pochi metri dall’attuale alimentari – che era un rudere distrutto dai bombardamenti. Insieme alla moglie Fosca Fiesoli poi costruì la terrazza e il ristorante e nel febbraio 1946 aprì i battenti la bottega Innocenti.

Lì, nella casa sopra alla bottega, nacquero i figli: prima Maria Luisa (1948), poi Corrado e Lucia, infine Gabriele (1960).

L’attività andava avanti dal lunedì alla domenica, dalla mattina alla sera. Ancora nel vecchio locale, lavorava anche il nonno Attilio Fiesoli – detto Galardo – mentre la nonna Zelmira guardava i bambini. Le due famiglie, Innocenti e Fiesoli, gestivano il negozio insieme.

Le vecchie licenze permettevano di tenere diverse tipologie di merci così oltre all’alimentari e ai piatti caldi, nel negozio, si poteva trovare un po’ di tutto: profumeria, abbigliamento, merceria, cartoleria, cartoline.

Da subito punto di ritrovo per Candeli, il locale e la terrazza Innocenti, richiamavano giovani e anziani. La televisione e il telefono nel paese non ce li aveva nessuno così le persone andavano a vedere la tv all’Alimentari ed erano frequenti le corse a chiamare quello o quell’altro desiderato all’apparecchio. Qualche volta nel garage proiettavano anche i film e quando c’era il Corpus Domini veniva la banda musicale a suonare sulla terrazza.

Facevano anche il pane, lo distribuivano nel circondario e a Firenze. Durante l’alluvione accesero il forno ventiquattro ore al giorno per portare – gratis – il pane alla città alluvionata.

Lucia e gli altri fratelli, a 14 anni, erano già dietro al banco. Alla morte di Fernando, a prendere in gestione diretta la bottega furono Corrado e Lucia. Scomparso Corrado, nel 1998, subentrarono Sara e Grazia, figlia e moglie di Corrado. Matteo entrò nel 2014 quando furono ristrutturati la cucina, l’ambiente interno ed esterno.

Oggi il locale è gestito da Matteo e Sara, supportati dalla famiglia e dal marito di Sara, Dimitri Chilleri, sempre pronto a dare una mano all’occorrenza. Dietro al banco e fra i tavoli anche Irene, Adel e Carlo Alberto.

“Abbiamo cercato di non cambiare – spiegano i giovani gestori – le persone vengono a fare l’aperitivo, a giocare a briscola. Ragazzi e anziani si ritrovano qui. C’è chi viene a fare la spesa, gli impiegati per il pranzo e gli operai a farsi il panino. L’ambiente è rimasto familiare e siamo sempre un punto di riferimento per il paese”.