ORATORIO di SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA a Ponte a Ema

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by Andrea Misuri

Se a Ponte a Ema prendiamo via del Carota, merita assolutamente una fermata l’Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria, un gioiello artistico di straordinaria bellezza, tornato all’antico splendore con il recente restauro. 

 

 

Maestro da Barberino L’imperatore ordina a Santa Caterina di abiurare
Maestro da Barberino Flagellazione di Santa Caterina

Costruito nella seconda metà del XIV secolo dalla famiglia Alberti, deve la sua fama al ciclo di affreschi. A quelli del Maestro di Barberino e di Pietro Nelli seguirono trent’anni dopo gli affreschi di Spinello Aretino, che completò le decorazioni interrotte per proseguire sulla parte superiore dell’arcone. 

Pietro Nelli Santa Caterina
Maestro da Barberino L’imperatore ordina a Santa Caterina di abiurare

 

 

 

 

 

 

La giovane Caterina, troppo emancipata e di grande cultura e bellezza, volle persuadere l’imperatore Massenzio a diventare cristiano. L’imperatore convocò i sapienti per convincerla ad abiurare la propria fede, ma furono loro a convertirsi. Sottoposta al supplizio della ruota dentata, fu salvata dall’intervento di un angelo. Fu allora decapitata e il fiotto di sangue si trasformò in latte. Oggetto di una devozione popolare profonda e largamente diffusa, è patrona dei giudici, dei notai e di chi lavora con i ferri taglienti, barbieri e sarti. Di derivazione francese la parola “caterinette”, con la quale in Piemonte si chiamano le giovani sartine, a Ravenna i biscotti a forma di bambola regalati alle bambine per la Festa della Santa sono le “Caterine”. Potremmo continuare a lungo, non c’è Regione d’Italia dove la Santa non sia patrona di Comuni grandi e piccoli, di Fiere e mercati, di Facoltà universitarie.

Spinello Aretino Cielo con i quattro Evangelisti

Quando visitammo l’Oratorio, la nostra guida, la sig.ra Roberta Tucci, ci raccontò come fin da piccola in casa  aveva sentito cantare la filastrocca della Santa Caterina. Nell’occasione consegnò a ciascuno di noi una copia del testo che mi fa piacere condividere con quanti non lo conoscono:

La santa Caterina biribin biribin ribin bon bon                                                       

era figlia di un re                 (3 volte)

Suo padre era pagano biribin ……….

sua madre invece no          (3 volte)

Un giorno suo padre biribin ……….

in preghiera la trovò           (3 volte)

Che fai tu Caterina biribin ……….

In quella posa lì                   (3 volte)   

Io prego Iddio mio padre biribin ……….

che non conosci tu             (3 volte)

Alzati o Caterina biribin ……….

sennò ti ucciderò                (3 volte)

Uccidimi mio padre biribin ……….

ma io non mi alzerò            (3 volte)

Allor padre arrabbiato biribin ……….

di spada la passò                  (3 volte)

E gli angeli del cielo biribin ……….

se la portaron su                  (3 volte)

Ma i diavoli dell’inferno biribin ……….

la riportaron giù                    (3 volte)

Una canzoncina che si ritrova dappertutto con il testo sostanzialmente omogeneo, salvo leggere variazioni o l’aggiunta di nuove strofe. Avrete notato come il racconto differisce dall’agiografia, con il padre, e non l’imperatore, responsabile della morte di Caterina. Nella loro ricerca della canzone popolare, la filastrocca ha attirato anche l’attenzione del gruppo musicale dei Gufi. Potete trovarla su youtube: La Santa Caterina – I Gufi a colori.

La coincidenza vuole che Santa Caterina D’Alessandria si festeggi il 25 novembre, una data che con riferimenti storici più recenti viene oggi considerata la Giornata contro la violenza sulle donne. Sarebbe davvero interessante dare un senso a questa coincidente ricorrenza storica visto che i contenuti forti che caratterizzano le vicende umane della Santa derivano dall’essere donna colta, combattiva e martirizzata dalla violenza del potere maschile.

Pietro Nelli Disputa di Santa Caterina con i sapienti (particolare)

Il parallelo culturale nasce spontaneo. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite dichiara il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne rifacendosi al brutale assassinio delle sorelle domenicane Minerva, Patria e Maria Teresa Mirabel, chiamate “las mariposas”, le farfalle, avvenuto il 25 novembre 1960. Belle, colte e ferventi cristiane, furono uccise perché ritenute donne scomode. Quel giorno si stavano recando in carcere per incontrare i rispettivi mariti. Bloccate in strada da agenti, furono torturate, violentate e poi strangolate. I loro corpi rimessi in auto e gettati in un precipizio per simulare un incidente stradale. Un bel libro ne racconta la storia: Julia Alvarez, Il tempo delle farfalle, Giunti, 2019.

 Ancora oggi nella storia del’America Meridionale, questo assassinio è considerato uno degli episodi più assurdi e violenti mai compiuti. Per questo le tre coraggiose sorelle continuano ad essere un’icona di libertà e opposizione alla violenza. 

Cosi come per i ripolesi potrebbe essere l’opportunità della riscoperta delle gesta eroiche della nostra Santa Caterina.

Riproduzione di un’opera del Granacci in occasione della Mostra Copie d’artista del 2015

 

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