La Croce di Rosano, ovvero la più antica opera pittorica su tavola d’Italia (con un mistero)

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Nel 1957, la madre badessa Ildegarde Cabitza, compilando la storia del monastero delle Benedettine di Rosano, ha scritto che «In fondo alla chiesa sopra il fonte battesimale era appeso un antichissimo Crocifisso dipinto su tavola».

La foto in bianco nero riprodotta nel libro è in gran parte illeggibile per le pessime condizioni dell’opera. Era stata attribuita genericamente al XII secolo e nessuno aveva ancora capito, e neppure immaginato, che si trattava della più antica opera pittorica su tavola d’Italia.

Dopo oltre otto secoli, nel 1994 l’Opificio delle Pietre Dure ha iniziato il complesso restauro, mai fatto fino ad allora. Nel 2006 la Crocifissione è stata ricollocata nell’abside della chiesa abbaziale con i colori di una brillantezza straordinaria restituiti al loro primitivo splendore e Gesù con i grandi occhi aperti attorniato dalle scene della Passione e, curiosamente, inchiodato con quattro chiodi anziché con tre.

Tuttavia, non poteva mancare un alone di mistero intorno a questo prezioso dipinto. Durante i restauri è stato scoperto un pertugio nascosto nel braccio verticale della croce dentro il quale sono apparsi un frammento di osso e una piccola croce di pietra simile a quelle che i cavalieri crociati riportavano dalla Terra Santa. Molto spesso facevano credere che fossero dei pezzettini del Santo Sepolcro.

Gli studiosi hanno ipotizzato che le piccole reliquie siano appartenute a Guido Guerra I della ricchissima famiglia dei conti Guidi che partecipò alla prima crociata e che morì nel 1124 a seguito di una malattia contratta in Palestina.

Nel 1129 la vedova Imilia dispose la ristrutturazione completa dell’abbazia di Rosano in occasione della vestizione come benedettina di clausura della figlia quindicenne Sofia. Donò anche oro, pietre preziose e terre a Rimaggio e il figlio Guido II regalò l’argento della sella del suo cavallo per farne la copertina di un libro dei Vangeli.

Forse, fu allora che venne commissionata la Crocifissione a un ignoto pittore – chiamato convenzionalmente il Maestro di Rosano – come dote per la monacazione di Sofia Guidi e che furono nascoste le misteriose reliquie in memoria del crociato conte Guido Guerra. La data coinciderebbe con i risultati degli esami al Carbonio 14 a cui è stato sottoposto il legno di castagno che lo hanno datato fra il 1120 e il 1130, quindi più antico del Crocifisso di Sarzana del 1138.

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Massimo Casprini, classe 1943, nato e vissuto a Bagno a Ripoli e appassionatissimo di storia locale così come di fotografia e di viaggi.