IL BIGALLO a Bagno a Ripoli

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by Andrea Misuri

All’inizio del XIII secolo un ricco fiorentino, Dioticidiede di Bonaguida dei Lamberti del Dado, fondò uno Spedale sulla vecchia via dei pellegrini che attraverso il valico di San Donato collegava Fiorenza ad Arezzo e Roma.

 

 

Il Bigallo avvolto dalla nebbia del primo mattino
Il Cral del Comune di Firenze visita il Bigallo

Il nome, con ogni probabilità, si deve al toponimo “bivius Galli”, per quella biforcazione che si apre ancora oggi di fronte alla struttura e che doveva raggiungere le proprietà della famiglia Galli. Nel febbraio 1502 lo spedale diventò monastero di clausura per le monache di Casignano. Arriviamo al 1529 e alla conquista di Firenze da parte dell’esercito spagnolo di Carlo V. Quando le truppe dei Lanzichenecchi furono sulla sommità del colle, nella vallata sottostante la città apparve in tutta la sua bellezza. Da qui il nome l’Apparita a ricordare l’evento.

Dalla cima del colle ai Lanzichenecchi apparve Firenze
L’orto medioevale nella parte posteriore del Bigallo

Così come la fonte che al tempo sgorgava proprio lì e dove i Lanzichenecchi si fermarono per  lavarsi…. Da allora la fonte, oggi praticamente scomparsa, fu chiamata del Pidocchio. Con le leggi napoleoniche il monastero fu soppresso nel 1808 e acquistato in seguito dalla famiglia Zampini.

Con il Novecento il passaggio di proprietà al Comune di Bagno a Ripoli. Nel dopoguerra divenne abitazione per gli sfollati ed ancora nei primi anni Cinquanta all’entrata c’era una bottega di alimentari. Il complesso torna a nuova vita e all’antico splendore con la ristrutturazione per il Giubileo del 2000.

Il camino
Angolo della cucina monumentale
Sul muro della cucina

 

Negli ultimi anni è location di meetings e matrimoni, oltre che ostello (termine decisamente riduttivo) per i pellegrini del nuovo millennio. Le camerate si caratterizzano per un arredamento all’apparenza spartano che ripropone l’ambiente originale creando un’atmosfera d’altri tempi.

Un angolo della camerata
Si dorme in un letto ricostruito come quelli del tempo
Antico-lavandino-in-camera

Poi è arrivato il tempo della Pandemia e tutto si è fermato. Anche il Bigallo, al pari dell’intero Paese, è un po’ come la Bella Addormentata in attesa del bacio del Principe Azzurro. Il risveglio tarda ad arrivare ma il tempo della ripartenza è ormai alle porte. Potrebbe essere un’idea se, uscendo dalla resilienza dalla Pandemia, nascesse una rappresentazione teatrale per ripercorrere i suoi 800 anni di vita. Con persone in costume e strumenti a ritmare i suoni ed i colori della natura circostante. E i profumi di antichi sapori che escono dal camino dell’immutata cucina monumentale. 

 

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