Genitori alle prese con l’obbligo di vaccinare

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Il “Decreto legge vaccini” ha suscitato un evidente clamore mediatico, che comporta conseguenze concrete nell’applicabilità del decreto stesso.

L’obbligo di vaccinare i figli era comunemente accettato fino agli anni novanta, quando poi è stato considerato superfluo grazie allo stabilizzarsi della cosiddetta immunità di gregge.

E’ evidente che il rapporto con le istituzioni è drasticamente cambiato negli ultimi decenni: i genitori tendono sempre più, in situazioni come questa, a diffidare non solo delle istituzioni politiche, ma anche di quelle scientifiche. Si trovano così a monopolizzare la responsabilità nei confronti dei figli, sottraendoli al loro ruolo sociale. Il minore è infatti inserito in un sistema sociale cui spetta la responsabilità del suo benessere assieme, ed in casi estremi al posto, del genitore.

Rispetto al passato, la nostra generazione gode di una maggiore e più immediata disponibilità di informazioni, dovuta in parte ad un incremento del livello di scolarizzazione, ma soprattutto all’utilizzo di internet e dei social network.

Il rapporto con le istituzioni nel nostro periodo storico perde il ruolo asimmetrico che aveva rivestito nei secoli scorso, in luogo di una rapida espansione delle relazioni simmetriche, paritarie, che modificano i rapporti sociali, istituzionali e familiari.

Viene archiviatio il Padre Padrone in famiglia e nella società, come spiega Massimo Recalcati: il padre eroe, la Gloriosa Madre Patria, un tempo idealizzate, rappresentano un modello non più solo inarrivabile ed insesitente, ma a questo punto anche indesiderato, dal momento che ostacola lo sviluppo delle inclinazioni individuali.

Il rapporto medico-paziente risente in modo evidente di questa crisi dell’Istituzione. Dalla percezione del medico onnipotente, quasi un magico forgiatore di vita o di morte e di un paziente (dal latino “patior”) passivo, si rischia di cadere verso una visione del medico come truffatore, servo più o meno consapevole dei Poteri Forti, da cui difendersi in modo attivo recuperando informazioni alternative in modo autonomo e non controllato.

Secondo il rapporto Censis del 2014 il 32 per cento dei genitori ricorre al web (forum, blog e social network) per acquisire informazioni sulla salute dei figli ed il 7,8 per cento dei genitori decide di non vaccinare il figlio sulla base delle informazioni reperite su internet.

Anche qui è il medico che si trova a dover fare i conti con una relazione maggiormente simmetrica, dove gli viene chiesto di prendersi cura  della relazione con un paziente che porta il sintomo non solo nel corpo, ma anche nella capacità di affidarsi all’altro, di regredire ad una condizione di bisogno e dipendenza come quella infantile, senza perdere la condizione di adulto autonomo e funzionante. Quello che in psicologia viene chiamato transfert. (Balint)

Nel caso dei vaccini la regressione non è favorita dallo stato di bisogno, ovvero manca quel fattore che nella maggior parte dei casi porta il paziente o il genitore del paziente a chiedere aiuto ad una persona competente per una sofferenza fisica. Il bambino che si deve vaccinare è sano e nella nostra epoca e nella nostra società, dove vige la regola dell’immunità di gregge, la prospettiva della malattia da cui ci si vaccina e del danno che ne potrebbe conseguire, è decisamente lontana dal vissuto del genitore, quindi poco pensabile. La regressione ad una dipendenza dal medico in questo caso è dettata dalla prevenzione e l’istituzione politica, sociale e scientifica interviene con sensibilizzazioni, spiegazioni, rassicurazioni e, se necessario, con l’imposizione.

E’ particolarmente importante che un genitore sia in grado di tollerare questa regressione medica, che gli permette di prendersi cura del figlio affidandosi a persone competenti. Soprattutto nel caso di bambini molto piccoli, il genitore diventa il tramite con il mondo esterno e l’unico strumento di valutazione della realtà. Un intervento medico sarà recepito dal bambino piccolo come potenzialmente vantaggioso o pericolosamente angosciante in base alla percezione del genitore e non sarà possibile, almeno fino all’età scolare, fruire di strumenti critici che possano mediare la valutazione del genitore.

L’applicazione dell’obbligo vaccinale impone quindi una grande responsabilità ai genitori, sia nella protezione della salute fisica che di quella mentale.