Figli, il diritto alla bigenitorialità

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Ci si innamora, si costruisce una vita insieme, si fanno dei figli. Poi si cambia e talvolta non si cresce nella stessa direzione, ci si perde, e la persona che abbiamo accanto non ci sembra più l’altra metà della mela.

La coppia può evolvere insieme, oppure non esserne capace. Può essere fondata su patti più o meno sani, stabili, malleabili. E’ possibile talvolta arrivare a comprendere in modo più o meno consapevole i percorsi che hanno portato alla crisi e intraprenderne altri insieme, magari con l’aiuto di un terapeuta.
Altre volte si scelgono dolorosamente ma consapevolmente strade differenti.
Oppure si può accanirsi l’uno contro l’altro per l’impossibilità, ormai appurata, di ricevere ciò di cui si ha bisogno, soprattutto quando resta difficile, almeno ad uno dei due, potersi pensare anche come una sola metà. In alcuni casi il patto di coppia, il completamento l’uno nell’altro, è così fondamentale per la propria personalità, che da sola non sta in piedi.
Non è comunque mai facile gestire le emozioni di una separazione e se si hanno dei figli si rischia, nell’affrontare il proprio lutto, di dimenticare che al figlio rimane il bisogno, oltre che il diritto, ad avere entrambi i genitori.
La separazione dei genitori è un evento particolarmente stressante per un figlio, come dimostrano anche numerosi studi recenti: produce sentimenti di insicurezza, regressione e sintomi depressivi, che aumentano esponenzialmente nel caso in cui la conflittualità tra i genitori porti ad una carenza di condivisione del ruolo genitoriale, che può arrivare fino all’allontanamento di uno dei genitori dalla vita del figlio. Nonostante sia previsto dalla legge sull’affidamento condiviso, il diritto del minore alla bigenitorialità rimane vittima di complesse dinamiche psico-relazionali.
Spesso accade, ad esempio, che i figli di genitori separati propongano versioni differenti, o anche opposte, della realtà o dei propri sentimenti per compiacere ora l’uno, ora l’altro genitore. L’allontanamento da casa di uno dei genitori viene infatti registrato emotivamente da parte del minore come un abbandono e solo col tempo e con i giusti interventi si potranno costruire significati diversi. Sarà inevitabile quindi la paura di perdere l’affetto dei genitori, soprattutto quando sono così concentrati nelle loro battaglie legali da perdere di vista la centralità del bene del minore, tanto cara invece alla giurisdizione e alla psicologia giuridica.
Accade a volte che il legame con il genitore domiciliatario divenga così totalizzante e foriero di fedeltà assoluta, che per l’altro genitore non resti altro spazio che il rifiuto. Questo provoca tuttavia un forte squilibrio psichico del minore, che va incontro ad un significativo incremento del rischio di patologia. Anche perché talvolta il genitore “prescelto” tende a fare del figlio un sostituto del partner perduto, costringendolo ad un’adultizzazione precoce ed alle conseguenze psicologiche di una pericolosa confusione dei ruoli.
I figli portano nella loro personalità tratti e sentimenti riferiti ad entrambi i genitori, dal momento che somigliano a loro sia fisicamente che nel carattere innato. Rifiutare uno dei genitori costringe il figlio a non accettare una parte di sé, perchè il genitore prescelto non la sopporta.
E’ quindi importante che i genitori si trovino il più possibile uniti nella loro funzione genitoriale, continuando a fornire messaggi il più possibile univoci e condivisi, sostenendo la figura dell’ex partner agli occhi del figlio, scindendo i propri sentimenti di rabbia dovuti alla relazione coniugale, che necessiteranno di un’adeguata elaborazione, magari all’interno di un percorso terapeutico, quando diventi difficile contenerli.
Se la relazione tra i genitori lo rende possibile, sarebbe auspicabile la presenza di entrambi i genitori in situazioni importanti per il bambino, come feste, esami, gare sportive, per mantenere in lui la percezione del possesso di entrambi gli oggetti d’amore.
Non è facile, ad esempio, per i figli passare da un genitore ad un altro nel periodo di visita, spesso esprimono con il corpo o con alterazioni dell’umore questo disagio. E’ importante accogliere queste difficoltà e parlarne insieme, anche in modo preventivo, così che il figlio sia in grado di affrontare i propri sentimenti ed imparare a conviverci. Il genitore non domiciliatario ha il compito di rispettare il diritto di visita e le scadenze previste, in modo da lenire il senso di abbandono che il figlio percepirà inevitabilmente e mantenere dentro di lui una figura genitoriale stabile ed affidabile.