Da San Giorgio a Ruballa a San Lorenzo a Montisoni

Andare per antiche chiese ripoles

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by Andrea Misuri

Con gli amici del Cral di Firenze partiamo da Osteria Nuova e da una delle più antiche chiese del territorio. Ad aprirla è Don Moreno, cinquantanove anni, da cinque pievano di Santa Maria all’Antella.  La storia della chiesa ce la racconta insieme a Roberta Tucci, ripolese doc  e un grande amore per la sua terra.

L’interno
Il Crocifisso di Taddeo Gaddi
Madonna in trono
Il committente

La dedica al santo guerriero che sconfigge il drago indica l’origine longobarda della chiesa. Il toponimo potrebbe derivare da un Rubius romano proprietario di queste terre. Sappiamo che venne consacrata il 3 ottobre – ma non di quale anno – come è scritto su una lapide in pietra all’interno della chiesa stessa. Il patronato appartenne alla famiglia dei Pilastri fino all’inizio del ‘300, per passare successivamente a quella dei Bardi di Vernio. Quattrocento anni dopo, nel 1707, furono ancora i Bardi a modificare l’interno in stile barocco apponendo una targa all’entrata che ricorda quella trasformazione. I lavori esterni furono eseguiti il secolo successivo, nel 1863, da parte dell’architetto Niccolò Matas, che proprio in quegli anni si dedicò al progetto della facciata della Chiesa di Santa Croce per la quale si ispirò agli stilemi dell’architettura romanica e gotica fiorentina del Quattrocento e che gli dette grande fama.

Il Crocifisso con il Christus patiens, l’opera di maggior valore della chiesa

Vi sono conservate almeno due opere d’arte di grande valore. Il Crocifisso dipinto con il Christus  patiens di Taddeo Gaddi, forse il più importante allievo di Giotto. Suoi gli affreschi all’interno della Cappella Baroncelli nella Chiesa di Santa Croce. L’altra opera è la Madonna in trono col Bambino e i Santi Mattia e Giorgio che tiene al laccio il drago, mentre al centro in basso emerge la figura del committente, della famiglia dei Bardi. Una pala, a lungo attribuita al Maestro di San Giorgio a Ruballa, successivamente  ad Andrea Orcagna e che più di recente alcuni critici assegnano al figlio di Taddeo, Agnolo Gaddi. Da ricordare un capitello in pietra serena, proveniente dall’antica chiesa, e databile intorno all’XI secolo.

il gruppo del Cral di Firenze
In cammino

Prendiamo per San Donato in Collina e dopo poche centinaia di metri scendiamo a destra per via del Fossato. Un cippo ricorda i due partigiani della Brigata Sinigaglia uccisi dai tedeschi il 3 agosto 1944. Continuiamo a scendere verso la valle del Borro di San Giorgio. E’ il Borro Isone, che prende la denominazione dei territori parrocchiali che attraversa. Siamo in località le “Colonie”. Il toponimo ricorda le colonie elioterapiche degli anni Trenta, create per l’addestramento premilitare e per le attività ricreative dei ragazzi. Superiamo il Borro su un ponticello e il sentiero nel bosco torna a salire per diventare una strada sterrata e pianeggiante che ci porta a Montisoni.

Verso l’Antella
Sullo sfondo il campanile
Tra la vegetazione

In cima alla collina si erge, ancora maestosa nonostante lo stato di abbandono, la chiesa di San Lorenzo. Il luogo era conosciuto fin dai tempi antichi. Come dimostra la testa in marmo di epoca romana che fu trovata e che attualmente è conservata nella chiesa di San Quirico a Ruballa. All’inizio del XIII secolo qui si ergeva un castello del quale non restano quasi più tracce. Di quel tempo sono anche le prime notizie della chiesa di San Lorenzo. Ricostruita un secolo dopo, patronato dei Siminetti e successivamente dei Bardi. L’imponente campanile è una torre merlata della seconda metà dell’Ottocento che ha sostituito il precedente, più piccolo e a vela. I lavori furono diretti da Ubaldino Peruzzi e durarono  dal 1865 al 1871. Alla fine del ‘200 a Montisoni c’era un Monastero detto della Croce. Vi arrivavano pellegrini per venerare un frammento che si riteneva appartenesse alla croce di Cristo. Il frammento del Legno Santo aveva acquistato una fama tale che Giovanni Boccaccio ne parla nel Decamerone (ottava giornata, nona novella) quando racconta del giuramento sulla “croce del monastero di Montesone” fatto dal credulone Maestro Simone da Villa. A Montisoni si sono svolte processioni dal ‘700 fino agli anni ’50 del secolo scorso. Erano le rogazioni. Processioni di origine pagana per propiziare il raccolto dei campi, si svolgevano il 25 aprile per la festa di San Marco. A metà anni Novanta a Montisoni ha operato la Comunità di Don Pierino Gelmini per il recupero dei tossicodipendenti. Oggi il luogo è abbandonato e le agave crescono rigogliose.

Le agave crescono rigogliose
Montisoni
L’albero con il tronco spezzato
il Cupolone
Vista da Montisoni

Appena scolliniamo, la valle dell’Arno ci appare in tutta la sua bellezza. Pochi metri ancora, e sulla sinistra del sentiero ecco un albero secolare con il tronco spezzato a metà. Alcuni di noi erano passati da qui poche settimane fa e l’albero era ancora intero. Un fulmine? Le piogge recenti? La strada torna a scendere lentamente. Il giallo e il rosso, nelle loro infinite sfumature, sono i colori dominanti della vegetazione che ci accompagnano fino all’Antella.

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