Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta a Ruballa – Osteria Nuova

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by Andrea Misuri

Bagno a Ripoli è tra i territori privilegiati delle nostre Camminate Culturali dove mettiamo insieme la bellezza del paesaggio e la visita di pievi, fattorie e piccoli musei di paese dei quali spesso sono disseminati i borghi toscani. 

Davanti alla chiesa, la vista spazia sugli ulivi e i campi coltivati

Superato l’antico Spedale del Bigallo, prendiamo un sentiero che in pochi minuti ci porta alla chiesa dei Santi Quirico e Giulitta a Ruballa. Tra il verde degli ulivi e dei campi coltivati, una breve scalinata in pietra grigia dà sulla facciata semplice e austera, abbellita da due formelle in terracotta dello scultore Nello Bini. Le prime testimonianze sono della seconda metà del XIII secolo, anche se l’aspetto attuale risale al XVIII, con la costruzione di una nuova torre campanaria e l’abbellimento dell’interno con l’altare maggiore decorato di marmi policromi, affreschi e decorazioni a stucco.

Il campanile merlato

Nostra guida  – come ogni volta che siamo a Bagno a Ripoli – è  la signora Roberta Tucci che con competenza, amore e grande passione ci racconta aneddoti e piccole storie del suo territorio. Il signor Alberto Casini ci accompagna nella visita della chiesa e della sacrestia. Della famiglia Casini, Adorno è stato parroco della chiesa, che insieme a quella di San Giorgio fa parte della Pievania dell’Antella. Il parroco attuale è Don Moreno Bucalossi.

Sulla facciata formella in terracotta dello scultore Nello Bini apposta nel 1982

Se anche voi siete attratti dall’argomento, potete approfondire la storia delle due chiese e dei loro parroci con il terzo volume dei cinque scritti da Michele Turchi in “Storie di un paese. Indagine sul territorio di Osteria Nuova”, pubblicato dal Circolo di Osteria Nuova nel 2011.

Sopra l’altare maggiore, crocifisso di scuola giottesca del 1330 circa
A sinistra, sormontato dallo stemma dei Gabbuggiani, affresco di ignoto del Settecento raffigurante l’ultima cena
Sull’altare di destra, Madonna col bambino e San Giovannino di Domenico Puligo databile intorno al 1520
Sopra l’entrata, l’organo del XVIII secolo
All’interno della sacrestia, formelle in terracotta raffiguranti la Via Crucis, provenienti dalla cappella del Bigallo
La sacrestia (particolare)

Con la sacrestia visitiamo anche il piccolo Museo del falegname, che raccoglie gli attrezzi appartenuti ad un falegname del luogo, Alessandro Casini. Per gli appassionati di storia locale ricordo un altro volume, ”Dizionario del legnaiolo. Viaggio alla ricerca di un antico mestiere” di Massimo Casprini, edizioni Polistampa edito nel 2017, dove si racconta di falegnami storici come Lorenzino Petrioli di Grassina e Barbieri dell’Antella.

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