Orologi solari a Bagno a Ripoli: ogni cosa a suo tempo

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By Massimo Casprini

In un passato non troppo lontano erano ancora poche le persone che possedevano un orologio, quindi le ore canoniche e gli orari di lavoro erano regolati dalle campane. 

Siccome anche per gli accenditori di lumi avere un orologio era un lusso che non si potevano permettere, era naturale che il segnale dell’accensione fosse dato dal suono delle campane con l’Angelus del tramonto (alle 18) che stabiliva la fine del giorno con la recita del Vespero, che imponeva a tutti d’inginocchiarsi per non incorrere in pene severe.

In effetti, l’Ave Maria veniva suonata altre due volte al giorno: L’Angelus dell’Aurora dava inizio alle attività artigianali ed era l’ora prima (alle 6) quando veniva recitato il Mattutino per ringraziare il Signore di un nuovo giorno e l’Angelus di mezzogiorno era l’ora sesta (alle 12) e indicava “l’ora del mangiare”. 

In un documento del 15 settembre 1867 si legge che i fanali in città dovevano «essere accesi alle Ventiquattro». Questo si spiega con il fatto che, allora, il computo delle ore del giorno andava da un avemmaria all’altra, cioè alla ventiquattresima ora (al tramonto), anziché da una mezzanotte alla successiva, come è oggi. 

Qualcuno si ricorderà che un’ora prima del tramonto si suonavano le Ventitrè come termine della giornata lavorativa. Si usava dire “Essere alle ventitrè” non soltanto per significare che si era arrivati al termine del lavoro, ma anche alla fine della vita. 

L’Or di notte, cioè la prima ora della notte, si suonava un’ora dopo il tramonto e in quel momento si doveva essere già “a casa o per la via” perché era pericoloso attardarsi per strada.

Quindi, l’uso delle campane non era limitato a un semplice richiamo dei fedeli in chiesa ma fu un vero e proprio codice da rispettare per segnalare e ricordare i momenti importanti del giorno e della notte, quando gli uomini avevano ancora un rapporto diretto con la natura «e non sapevano giudicare delle ore se non per mezzo delle campane».

Si può affermare che a promuovere un nuovo strumento per misurare il tempo sia stata la Chiesa allo scopo di poter calcolare le feste religiose in base alla posizione del Sole. Ecco che appare l’orologio solare. 

Con il termine Meridiana s’intende comunemente riferirsi agli orologi solari o comunque ai quadranti che indicano il trascorrere del tempo attraverso l’ombra di uno stilo (detto gnomone o ago) che, proiettata su un piano verticale o orizzontale, indica l’ora segnata sullo stesso quadrante.

Una delle meridiane a Case Nutrici a Sant’Andrea a Morgiano

Furono creati anche orologi solari portatili, da viaggio e notturni, non ultimo il famoso “Svegliarino monastico”.

Per costruire una meridiana era necessario sapere la latitudine, la longitudine e la declinazione del luogo dove veniva installata. La latitudine e la longitudine sono le coordinate geografiche mentre per declinazione s’intende come la parete è esposta rispetto al Sud. 

Fin dal 1858 era stato proposto di suddividere il globo terrestre in ventiquattro fusi a ciascuno dei quali doveva corrispondere un’ora. Inizialmente, la suddivisione cominciava dal meridiano che passava per Roma; ma fu una scelta che creò diatribe internazionali fino all’ultima decisione che scelse Greenwich come primo meridiano. In Italia il sistema venne adottato nel 1893.

Fino al 1925, anno in cui è stato trasmesso per radio il primo segnale orario, la meridiana serviva soprattutto per regolare gli orologi meccanici dei palazzi pubblici e dei campanili. 

Le nuove disposizioni imposte dal progresso e dalla velocità dettata dai treni e dal telegrafo decretarono il declino se non la definitiva morte dell’uso degli orologi solari a favore dei sempre più tecnologici orologi meccanici.

Quindi, le meridiane sono rimaste a testimoniare di come i metodi di misura del tempo abbiano subìto dei cambiamenti nei secoli. Qualche volta, si riconoscono come delle vere e proprie opere d’arte con l’aggiunta di motti latini riferiti al sole o al trascorrere del tempo. In alcuni casi, sono dei precisi e raffinati strumenti scientifici.

Orologio solare a Grassina dello gnomonista Roberto Ricci

Tuttavia, per lungo tempo gli orologi solari sono stati dimenticati, soggetti agli agenti atmosferici senza che nessuno si curasse di loro, salvo rare eccezioni. 

La ricerca delle meridiane presenti nel comune di Bagno a Ripoli ha richiesto molto tempo e una particolare attenzione verso le facciate esposte a mezzogiorno di ville, fattorie, castelli e di qualche abitazione privata sparsi nella campagna.

La maggior parte di questi affascinanti strumenti, anche i più antichi, sono in buone condizioni, ma alcuni sono talmente malridotti che soltanto un occhio esperto può risalire alla presenza di un orologio solare su una facciata. 

In data 16 giugno 2019, alla fine del nostro censimento ne abbiamo individuati ventisei che segnaliamo qui sotto, sui quali abbiamo già scritto un voluminoso libro in attesa di pubblicazione. Ad ognuno è stato attribuito il codice Sundial Atlas, l’Atlante internazionale degli orologi solari consultabile da ogni parte del mondo.

Antella, villa Miglioretto

Apparita, casa privata

Bagno a Ripoli, Liceo Gobetti

Balatro, villa Balatro-Bardi

Balatro, fattoria di Balatro

Balatro, villa Balatro Rosso

Candeli, villa di Majano

Case san Romolo, casa Massi

Croce a Balatro, casa privata

Fattucchia, villa Il Riposo

Grassina, casa Spazzavento

Grassina, studio Porcinai

Grassina, condominio san Michele

La Torre, villa Morrocchi 

Mondeggi, villa Della Gheradesca

Paterno, villa Il Poggio-Galilei

Paterno, villa Meridiana

Picille, villa Il Galateo-Adriani

Poggio Casciano, fattoria di Poggio Casciano

Quattro Vie, villa La Gambaccina

Rosano, abbazia delle Benedettine 

Ruballa, villa Le Corti a Ruballa

San Gersolè, chiesa di S. Pietro in Jerusalem

Sant’ Andrea a Morgiano, Nutrice di Sotto

Sant’ Andrea a Morgiano, Nutrice Nuovo

Sant’ Andrea a Morgiano, Nutrice di Sopra

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