MONDEGGI: il Parco, le Quattro Stagioni e la Villa

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By Massimo Casprini

Sulla via di Pulicciano, alla fine delle curve della Cipressaia provenendo da Grassina, una targa in marmo annuncia che SI VA A MONDEGGI. È murata sul basamento de Il pilastro del cane dove un enorme mastino napoletano scolpito nella pietra sta a guardia del monumentale viale d’ingresso alla villa di Mondeggi.

Il Pilastro del Cane in una foto del 1991

Fino a pochi anni fa, fra le sue zampe c’era uno stemma in ferro dei Della Gherardesca (scomparso) i quali, probabilmente, portarono qui il monumento dal parco di Lappeggi dove si trovava insieme a tante altre statue volute dal cardinale Francesco Maria de’ Medici. Infatti, nella carta disegnata da Bartolemeo Ruggeri nel 1743 si legge “Pilastro del cane” in prossimità dell’incrocio fra via del Cerreto e via Pulicciano.

Prima di entrare nella strada acciottolata bianca, ma “carrozzabile”, fiancheggiata da alti cipressi su ambo i lati, sulla destra, si apre il Parco di Mondeggi, creato in quello che già nel Seicento era conosciuto come “Il Pollaio”, cioè il bosco dove la sera gli uccelli vanno a dormire. Oggi è una splendida oasi di silenzio e di pace, perfettamente attrezzata e ricca di un diffuso microcosmo di piante e di arbusti selvatici. Il mondo animale è ampiamente rappresentato da uccelli (allodole, quaglie, averle, calandri), da rapaci diurni e notturni (poiane, falchi, barbagianni, civette) e da anfibi e rettili (rane, rospi, lucertole, salamandrine, biacchi, serpi). Sentieri e ponticelli in legno che attraversano i piccoli fossi permettono di passeggiare in questo bosco di pini, cipressi, cedri e alti quercioli svettanti verso il cielo.

Nel centro del parco era stato creato un laghetto a forma di cuore e sulla sua sponda rimangono ancora i resti del monumento Agli sponsali (una colonna ora atterrata). Nel basamento della colonna, una lapide ricorda che il 23 settembre 1844 il conte Ugolino Della Gherardesca sposò Giulia Giuntini e che questo fu il suo dono di nozze, oltre alla creazione del Parco privato con sentieri e vialetti.

Monumento agli Sponsali nel parco del Pollaio

Usciti dal parco, arriviamo al “Cisternone di Acqua Potabile” che, sempre il conte Ugolino, fece costruire nel 1856 immettendovi le acque provenienti da Fonte Santa con il condotto mediceo per servire la propria villa di Mondeggi. Con questo ulteriore sfruttamento, la portata d’acqua non fu più sufficiente per servire tre ville tanto che, nel 1892, i Della Gherardesca stabilirono che «non c’era più l’obbligo di mandare l’acqua alla villa di Lappeggi, e solo una servitù di una porzione d’acqua per alimentare la fonte della villa di Lilliano, che ha diritto a 24 ettolitri al giorno». Fu un vero sopruso, ma allora erano i Della Gheradesca che dettavano legge nella zona e la loro villa preferita era quella di Mondeggi. I Medici erano scomparsi da oltre un secolo. 

Di fronte alla Conserva si apre il vialetto, un tempo contornato di roseti e di palme, che porta alla villa. All’inizio e alla fine c’erano le statue in pietra delle “Quattro Stagioni” risalenti alla metà del Seicento e raffigurate allegoricamente da quattro fanciulle ad altezza naturale. L’Autunno portava in grembo un cesto con dei grappoli d’uva. L’Inverno, detta la Pietrina, aveva del pane fra le mani. L’Estate teneva nella mano destra un fascio di spighe di grano e nella sinistra un cesto. La Primavera non aveva più la testa (gli era stata rubata, chissà quando?).

La statua dell’Estate

La statua dell’Estate è l’unica rimasta sul piedistallo all’esterno di fronte al cancello della villa. L’Autunno e l’Inverno furono rubate nella notte fra il 21 e il 22 dicembre 1988 e recuperate dai carabinieri l’11 gennaio 1989. Nel 1994 le due statue furono restaurate dall’Opificio delle Pietre Dure e collocate nel giardino interno della villa per preservarle dalle intemperie e dai ladri, dove si trovano tuttora protette da orrendi tralicci in ferro coperti di ruggine. La Primavera non si sa che fine abbia fatto.

Ecco, ora, la villa di Mondeggi che appare in tutta la sua imponenza con una facciata tinteggiata di giallo e rosa sovrastata da un orologio e da un grande stemma Della Gherardesca con corona marchionale. Antico possesso dei Bardi già nel 1427, passò poi ai Portinari e ai Guidetti i quali la vendettero nel 1538 ai conti Della Gherardesca che l’hanno tenuta per quattro secoli fino al 1938. Dal 1964 è proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Firenze, oggi Città Metropolitana.

Attualmente versa in un triste e generale abbandono, soprattutto all’esterno, ma, nel passato, è stata uno splendido luogo di villeggiatura della famiglia Della Gherardesca fra i cui componenti, per ultimi, ci sono stati Camillo, Guido Alberto, Ugolino e Walfredo che, oltre ad ampliare la tenuta fino a duecento ettari con numerose case coloniche, abbellirono la villa con opere d’arte di valenti artisti e crearono un vero museo di opere antiche con quadri di Lorenzo di Credi e dell’Angelico, mobili del XV e XVI secolo, porcellane di Urbino, vasi artistici, cristalli e vetrate istoriate del Mossmeyer.

Un salotto all’interno della villa di Mondeggi (foto F. Matteini)

All’esterno ci sono giardini pensili con vasche, statue, piante secolari e una grande meridiana fatta fare nel 1850 dal famoso astronomo padre Antonelli dell’Istituto Ximeniano. In mezzo al giardino si trova una cappella che il conte Ugolino ricostruì nel 1862 con un bel mosaico di vetro veneziano sul portale d’ingresso e affreschi all’interno.

Alla proclamazione del regno d’Italia nel 1861 i Della Gherardesca allestirono una strabiliante illuminazione della villa e di quella di Lappeggi. Fu una festa insolita che è stata ricordata per i decenni successivi da più generazioni di coloni mezzadri.

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