L’Osservatorio astronomico di BELMONTE: ogni notte IL MARCHESE STUDIAVA LE STELLE 

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By Massimo Casprini

Sulla collina tra Antella e Balatro, nel parco della villa Belmonte, nel 1912 sorse un osservatorio astronomico ad opera del marchese Nello Venturi Ginori, la cui famiglia era proprietaria di un’estesa fattoria nella zona. 

Nello Venturi Ginori nacque il 16 settembre del 1884. Fin da giovane dimostrò interesse per le scienze, la fisica e l’astronomia. Di carattere riservato, silenzioso e introverso, amava immergersi nello studio, poco incline a frequentare compagnie. «Quando aveva occasione di intrattenersi di argomenti astronomici, allora e soltanto allora, si animava e continuava a discutere a lungo con vivo interessamento». 

Nello Venturi Ginori (primo seduto a sinistra) in una foto che ritrae i componenti la spedizione in Himalaya guidata dal De Filippi. Il Ginori ha in braccio «Alab, un cane setter nero, mite, dolce e timido. Sopravvisse alla grande avventura e fece ritorno in Europa col suo padrone»

Per volere della famiglia, nel 1908 dovette interrompere gli studi di astronomia all’Università di Padova pere trasferirsi in Argentina dove s’impiegò in una banca.

Durante la sua permanenza in Sud America, che durò tre anni, pur non avendo a disposizione nessun strumento astronomico particolare, si dedicò alle osservazioni solari testimoniate da due quaderni manoscritti e da una pubblicazione sulla Rivista di Astronomia in cui descrisse con dovizia di particolari l’oscuramento progressivo della luna dovuto all’eclisse totale del 29 novembre 1909. 

Tornato in Italia, con l’aiuto del padre Ippolito, mise in atto quello che era il suo grande progetto: la costruzione di un osservatorio a Belmonte, un modesto edificio con tetto a terrazza e un parafulmine ad ogni angolo. L’ubicazione era ideale: su un’altura isolata a 205 metri s.l.m. circondata da uliveti che non impedivano la visione del cielo, con uno splendido panorama su Firenze fino alle colline pistoiesi, sufficientemente lontana dalla città ma vicina all’Osservatorio Astronomico di Arcetri, punto di incontro con altri scienziati. 

Il nostro intraprendente astronomo dotò la nuova struttura di una strumentazione di tutto rispetto, acquistando in Inghilterra da T. Cooke & Sons un telescopio rifrattore da otto pollici (venti cm di apertura) a montatura equatoriale e relativa cupola. 

Telescopio “Nello Venturi Ginori” che era all’Osservatorio di Belmonte (fotografia p.g.c. dell’Osservatorio di Arcetri)

La cupola, divisa in due sezioni poiché doveva essere apribile e girevole su un binario a cremagliera circolare, era mossa manualmente – in quanto, all’epoca, all’Osservatorio non c’era ancora la corrente elettrica – e anche il moto rotatorio del telescopio era affidato a un sistema a orologeria con dei contrappesi. Le cupole tradizionali erano rivestite di lamiere di rame che, essendo molto costose e pesanti, furono sostituite con pannelli di cartapesta. 

A Belmonte, per rendere la cupola più leggera e funzionale, si rese necessario l’intervento della falegnameria Barbieri di Antella per fare il rivestimento interno in legno di gattice con le stecche ad incastri, senza l’uso di chiodi. Fu poi ricoperta con una grossa tela e verniciata di grigio, in modo da creare una specie di “incerato” per proteggerla dalla pioggia.

Fin dai primi tempi, il Ginori scrisse articoli relativi alle sue osservazioni su eclissi lunari, comete e macchie solari. Oltre l’interesse per i fenomeni celesti, Nello Venturi Ginori dimostrava di essere un meticoloso osservatore e raccoglitore di dati meteorologici. 

Nella veste di meteorologo e astrofilo prese parte, tra il 1913 e il 1914, alla “Spedizione scientifica italiana in Himàlaia Caracorum e Turchestàn” organizzata dall’esploratore Filippo De Filippi (1869-1938) della quale facevano parte esploratori e scienziati di grande valore, da Renato Biasutti e Giotto Dainelli a Olinto Marinelli.

Il De Filippi stesso scrisse che: «Il secondo meteorologo scelto fu il Marchese Nello Venturi Ginori, il quale partecipò a tutta intiera la spedizione e nell’autunno inverno 1913-1914 raccolse una prima serie di osservazioni nel Bàltistan, che servirono fra l’altro a calcolare i dati altimetrici occorrenti ai lavori geodetici e topografici relativi alle stazioni gravimetriche e magnetiche». 

Rientrato in Italia, dotò il piccolo ma completo Osservatorio di Belmonte di nuovi strumenti che gli permisero di eseguire accurate osservazioni astronomiche. Qui trascorse molti anni nella quiete e solitudine, rare erano le visite che riceveva e soltanto i parenti e la sorella Marianna trascorrevano qualche mese nella stagione autunnale in sua compagnia. 

Manteneva sporadici contatti con l’Osservatorio di Arcetri per scambiare informazioni con altri astronomi o per consultare libri e riviste nella biblioteca, fin quando, nell’ottobre del 1927, venne a mancare sua madre – la contessa Tecla Rucellai – alla quale era amorevolmente legato. Questo luttuoso evento determinò l’abbandono della villa e dell’Osservatorio di Belmonte e il suo ritiro nel palazzo paterno a Firenze in via della Scala. 

Tuttavia, la passione per l’astronomia non lo abbandonò mai e, ben presto, tornò nel suo Osservatorio di Belmonte per dedicarsi a osservazioni su comete, macchie solari e stelle. I Dini, che erano i giardinieri del parco della villa e abitavano al piano terreno dell’Osservatorio, ricordano che passava intere notti a lavorare al primo piano e sulla terrazza. 

Nel 1932, l’Osservatorio figurava fra quelli che parteciparono in collegamento alla quarta assemblea generale della International Astronomical Union che si svolse dal 2 al 9 settembre 1932 a Cambridge in Massachusetts (USA).

Nel 1943, in piena Seconda Guerra mondiale, Nello, ormai già minato nel fisico e colpito da una malattia non adeguatamente curata – sembra sia stata originata dal fatto che dovette liberare il suo Osservatorio e raccogliere il suo materiale per far posto agli sfollati di Antella – lo portò alla morte il 25 settembre. 

Nel timore che l’Osservatorio fosse bombardato, furono rimossi tutti gli strumenti e il materiale scientifico che, per volontà della famiglia, furono donati all’Osservatorio di Arcetri. 

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