L’Orto – Giardino di Castel Ruggero

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by Andrea Bettarini

Unico. Non mi sento di definirlo altrimenti. Questo orto – giardino sulle morbide colline a sud del territorio di Bagno a Ripoli al confine con il comune di Greve in Chianti ha una storia inconsueta. La fattoria di Castel Ruggero della famiglia D’Afflitto sorge tra due poggi quello della Fontanaccia e l’altro di Tizzano, incastonata al pari di una pietra preziosa su un elegante monile.

Primo mattino di luglio, il caldo afoso di questi giorni ancora non ha avuto ragione. Incontriamo Margaux, da un paio d’ore già in campo, la giornata per lei inizia presto. E’ lei che ci accompagna nella visita all’orto giardino; non facciamoci ingannare dalla giovane età e dal grazioso aspetto della nostra guida. Margaux è una progettista di giardini, con esperienza in coltivazioni biologiche. I centoventi ettari di terreno della fattoria sono in gran parte destinati alla vite e all’olivo. Mentre ci avviciniamo alle colture Margaux descrive la natura prevalentemente argillosa del terreno. Quando suo padre, Niccolò D’Afflitto, enologo di professione, ebbe l’idea, insieme a sua moglie Pascale di creare un orto – giardino fu necessario rendere più sciolto il suolo, circa un ettaro e mezzo, con terra di fiume. L’area fu divisa in nove grandi aiuole che avrebbero permesso la rotazione annuale delle colture. Dopo aver effettuato il sovescio, per arricchire il suolo e tener lontane le erbe infestanti iniziò la piantagione. Ci avviciniamo alla zona coltivata a pomodori, filari di piante una accanto all’altra. Una specie di pomodoro diversa da quella accanto fino a contarne più di cinquecento.

Una varietà incredibile di forme e colori. Le piante così vicine le une alle altre possono ibridarsi, di ogni specie non viene conservato il seme ma ogni anno nell’orto – giardino di Castel Ruggero preferiscono partire da semi nuovi di fornitori che ne garantiscono l’autenticità.
Margaux entra tra i filari, coglie da una pianta alcuni esemplari per mostrarceli: « Questo è il pomodoro nero, molto apprezzato per le insalate.» Ne coglie altri: « Questi a forma di goccia e del colore giallo dorato sono le lacrime dello zar, originarie della Russia, sono molto belli, decorativi, ma molto, molto acidi. » Di alcune specie consiglia di usarle per un ragù oppure per la pappa col pomodoro.

Margaux potrebbe continuare; una bella impresa solo ricordare il nome di tante specie. Continua la visita muovendosi tra piante da frutti ormai dimenticate; fichi, nespoli, giuggioli, sorbi, cornioli. Piante rustiche e resistenti alle malattie. Tutto all’insegna della biodiversità. Dinanzi a noi una pergola con singolari specie di zucche rampicanti:

Zucche da cucinare in centinaia di modi, zucche non soltanto destinate all’uso alimentare, come quelle varietà, che in Africa o in America latina, dopo essere svuotate ed essiccate diventano pratici contenitori d’acqua. In passato i pescatori fiorentini le usavano come vasi per trasportare i pesciolini appena pescati in Arno. Altre vengono trasformate in strumenti musicali, molte varietà sono simpatici oggetti ornamentali.

Lo stupore continua tra melanzane e peperoni, ravanelli, agli e cipolle.
Un’armonia di forme e colori.
Attraversiamo una pergola gremita di fiori; glicini, lillà, rose rampicanti, passiflora, gelsomini. Ai lati fiori, fiori e ancora fiori. Non mancano le infiorescenze di cipolle e di aglio, finocchio selvatico che si uniscono a cespi di lavanda, erbe aromatiche e piante officinali.

Una splendida macchia di canna indica fiorita con foglie brune striate di verde scuro che contrastano con l’arancio rossastro dei fiori. Fino ad arrivare a una zona dedicata alle peonie.

Questo è il regno di Pascale. Se per il marito Niccolò la passione sono gli ortaggi per Pascale sono le peonie. Ne coltiva un centinaio di varietà alcune arbustive altre erbacee e non solo, altri fiori amati sono le dalie, gli anemoni, le euphorbie e le zinnie: un discreto numero di specie di fiori da taglio per mazzi e composizioni. Ancora crocos e non potevano mancare i giaggioli.

A differenza di quello che possiamo pensare questo è un giardino un po’ diverso dal solito; niente aiuole geometricamente perfette, vasi di terracotta vuoti ai bordi dei camminamenti, zappe e vanghe appoggiate a un fontanello, annaffiatoi. Tutto reso armonioso nel suo insieme, niente sembra fuori posto. Intanto Margaux ha scorto sua madre intenta a travasare piantine di fiori vicino a una serra. Poco dopo Pascale era insieme a noi. La conversazione è proseguita toccando i più svariati argomenti, dal cambiamento climatico, alla necessità di scegliere piante che non richiedano grande quantità di acqua, alla magica cornice della villa che in un recente passato ha ospitato serate di musica classica, concerti di lirica e cene con prodotti di fattoria e vini della cantina. Pascale ama la musica e il bel canto, a livello amatoriale, fa parte di un coro di musica classica. La chiacchierata scivola via come tra persone che si conoscono da tempo. Madre e figlia sono di una gentilezza unica.

Ci salutiamo, l’ultima immagine che mi cattura è il maestoso cedro del Libano dinanzi alla dimora storica. L’imponente pianta ancora orgogliosamente impettita nonostante la mutilazione della cima subita, da una granata, durante l’ultima guerra.

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