Eugenio Montale e la sua Musa dell’Antella

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Si può dire che il poeta Eugenio Montale era di casa sulle rive dell’Arno e sulle colline circostanti perché dal 1971 fu un assiduo frequentatore della villa Le Tavernucole in via del Carota, ospite della musicista americana e sua traduttrice Edith Farnsworth alla quale dedicò molti versi e inviò numerose lettere.

Ma già nel 1937 aveva scritto una poesia in omaggio alla trattoria Bibe al Ponte all’Asse della quale apprezzava il «Rufina di quattordici gradi». Nel 1971 scrisse L’Arno a Rovezzano e proprio qui, alla pescaia del Mulino della Nave, osservando il fiume, ebbe l’ispirazione per affrontare il tema del tempo, ravvisandone il simbolo nell’acqua che nel suo svolgimento è inesorabile e indifferente agli uomini, anzi, diventa «vortice e rapina».

All’inizio, il poeta fu poco lusinghiero verso la Farnsworth ritenendola «alquanto farneticante (crede di essere una grande violista)». In seguito, confessò che per lei «non trova parole adeguate/ ad una Musa rubella/ che domina e fa strage sull’Antella» e «che per me sei stata e sei un’apparizione meravigliosa, quasi inverosimile». Per la sua intelligenza, Edith aveva sfiorato il Nobel per una scoperta clinica.

È evidente che Montale si trovasse a suo agio a Le Tavernucole, come dimostra in una lettera in cui, dopo aver subìto un’operazione, le scrive che «spera di poterle far visita all’Antella», e ancora, in un’altra scritta dal Forte dei Marmi si lamenta di non aver trovato nessuno che lo potesse accompagnare a “Carrot Street”, come lui chiamava via del Carota: «Ti penso sempre con affetto e nostalgia per Carrot Street e i suoi cani e le sue galline mugellesi».

Oltre alla barboncina Amy che gli scodinzolava intorno, non dimenticava neppure la vecchia tartaruga, zoppa, alla quale, il 3 giugno 1972, dedicò alcuni versi nella poesia All’Antella, che in seguito cambiò il titolo in In un giardino italiano. All’Antella, ricordano ancora la signora americana quando scendeva in paese con la sua 124 sport verde accompagnata da un signore. Era Eugenio Montale!

Il poeta si confidò con Edith anche quando, prima di andare in Svezia a ricevere il Nobel per la letteratura nel 1975, le confessò di essere preoccupato perché: «Io sto in piedi zigzagando, e non so come me la caverò a Stoccolma. Non sono felice, il Nobel prize non significa più nulla».

Nel 1977 la Farnswort morì nella sua villa e Montale a Milano nel 1981 e, per suo espresso desiderio, fu tumulato nel cimitero di San Felice a Ema.

La villa Le Tavernucole, che in antico fu una piccola osteria per i pastori transumanti, ospita oggi la scuola americana International School of Florence.

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Massimo Casprini, classe 1943, nato e vissuto a Bagno a Ripoli e appassionatissimo di storia locale così come di fotografia e di viaggi.