Dalla collina di Belmonte all’Himalaya

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by Andrea Bettarini

L’Italia, tra la fine dell’ottocento e il primo decennio del novecento con Luigi Amedeo Savoia – Aosta, il Duca degli Abruzzi, si era guadagnata fama internazionale nelle esplorazioni. Filippo De Filippi ,che aveva maturato la sua esperienza in precedenti spedizioni con il Duca degli Abruzzi , a sua vota organizza una spedizione nelle regioni dell’Himalaya che ha prevalentemente uno scopo scientifico. La spedizione italiana del 1913 – 14 nella catena montuosa del Karakorum nell’Asia centrale.

Carta percorso

Filippo De Filippi si avvale per la sua impresa di notevoli competenze di docenti dell’ateneo fiorentino, quali il professor Giotto Dainelli geologo, il professor Olinto Marinelli geografo, il professor Camillo Alessandri meteorologo, il professor Giorgio Abetti astronomo, e dal marchese Nello Venturi Ginori per le sue conoscenze in cosmologia e meteorologia. Inoltre il marchese Nello Venturi Ginori aveva contribuito generosamente a finanziare la spedizione. Personale con conoscenze specifiche in topografia due topografi inglesi: la spedizione doveva attraversare paesi sotto il dominio dell’impero britannico. Esperti in fotografia e geofisica furono reperiti nel Genio Militare.

Se da una parte per Nello Venturi Ginori aver abbandonato l’amato Osservatorio di Belmonte era stato un grande sacrificio, dall’altra partecipare a un’impresa di risonanza internazionale fu un’enorme soddisfazione. Per la prima volta, sottratto al solitario eremo, il marchese si trovò a far parte di un gruppo di alto livello scientifico.

Componenti spedizione

Nella foto i componenti l’impresa, il marchese Nello Venturi Ginori è il primo a sinistra seduto con in braccio Alab un mite setter nero che lo accompagnerà per tutto il viaggio. La preparazione della spedizione richiese alcuni mesi. Si trattava di spedire il materiale necessario ad allestire i campi, rifornire le stazioni di sosta lungo il percorso di indumenti idonei alle alte quote e alle basse temperature, tonnellate di generi alimentari, materiali fotografici e strumenti scientifici. Della logistica e degli approvvigionamenti si occupò il marchese Nello. Preciso, meticoloso è suo un diario di viaggio composto di due quaderni, uno dei quali fortunosamente recuperato in un mercatino di cose vecchie. Questo reperto è custodito presso la biblioteca del CAI di Firenze.

Quaderno diario

Con una calligrafia minutissima e essenziale Nello Venturi Ginori ci informa fin dalla partenza sul procedere del viaggio: Partiti una prima volta al mattino del 24 luglio sul piroscafo “ Porto Said “ della Società Marittima Italiana, si arrivò fino all’altezza del Tino ( Spezia ) quando per un guasto alle macchine si dovè tornare a Genova ….La partenza fu rimandata al 8 agosto da Marsiglia col piroscafo “ Arabia “ della Peninsular & Oriental Co. Dopo circa un mese di navigazione la spedizione raggiunge Bombay.

Nello Venturi Ginori nel suo diario oltre a annotare misure, osservazioni, rilievi naturali e ambientali non mancava di esprimere la sua commozione come quando il 16 settembre 1913, giorno del suo ventitreesimo compleanno scrive di aver ricevuto una lettera di auguri da parte dell’amatissima madre.

Ospiti notabili

I membri dell’impresa ospiti di notabili locali della città di Shigar, nel nord del Pakistan. Il marchese Nello Venturi Ginori è in piedi a destra con accanto l’inseparabile Alab.
La missione scientifica attraversò vaste regioni incontrando popoli di religioni, lingue e costumi diversi accumulando un enorme patrimonio antropologico testimoniato da una sconfinata raccolta di lastre fotografiche. Le immagini ritraggono zone montuose attraversate da corsi d’acqua in profonde gole, superate da ponti di corde intrecciate, monasteri tibetani, fortificazioni millenarie a difesa di popoli invasori, danzatori, giocolieri, pitture di immagini religiose su pareti di santuari. La spedizione ha raccolto tanto materiale lungo il percorso di oltre duemila chilometri nell’arco di tempo di un anno e mezzo.

Monastero
Ponte di corde
Monaco
Resti moschea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La foto del monaco si riferisce ad una moschea, testimonianza di presenze di vari culti religiosi.
Nonostante che la spedizione, nell’intento di De Filippi, dovesse avere uno scopo prevalentemente scientifico, la messe di fotografie. al ritorno in Italia, e pubblicate riscossero un successo inimmaginabile. Per la prima volta il mondo occidentale ebbe una immagine reale di quello che erano, palazzi, monasteri, santuari, feste religiose e civili, usi e costumi di paesi che fino ad allora erano stati descritti attraverso racconti di viaggio e narrazioni orali.

I componenti la spedizione si trovarono ad affrontare condizioni climatiche estreme al limite della sopravvivenza.

Tra vette da raggiungere, misurazioni astronomiche e rilevazioni meteorologiche.

Misure meteo
Misure astronomiche

 

 

 

 

 

 

Per un anno e mezzo non ebbero notizie e contatti con l’Europa se non attraverso il segnale orario captato con un’antenna che permetteva loro di calcolare via via la longitudine del luogo. Una volta arrivati in Russia appresero che nel frattempo era scoppiata la prima guerra mondiale.

Al ritorno in Italia il marchese Nello Venturi Ginori trascorse diversi anni nella quiete e solitudine della villa di Belmonte proseguendo le ricerche astronomiche nel suo osservatorio. Una vita quasi monastica in sintonia con la sua indole. Nell’ottobre del 1927 fu colpito dalla perdita dell’amata madre la contessa Tecla Rucellai. Nello abbandonò villa Belmonte per ritirarsi nel palazzo paterno a Firenze in via della Scala. Spirito sensibile e inquieto partì di nuovo per viaggi solitari intorno al mondo; dal Giappone al Kenia, dalla Siberia al Tanganika. Viaggi documentati da diari e materiale fotografico. Materiale disperso in qualche archivio e che meriterebbe un’attenta catalogazione.

Nota: Le foto sono tratte dal Catalogo della Mostra “ Quando l’Himalaya era più lontano delle stelle “ curata da Massimo Mazzoni e Stefano Anastasi. Accademia dei Fisiocritici Siena 2008
La foto del Quaderno – Diario di Nello Venturi Ginori è dell’autore.

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