Alla riscoperta dei giochi in piazza: mosca cieca

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Mosca cieca è un gioco dalle origini antichissime diffuso tra le dame e i cavalieri di corte. Vi ricordate come si svolge?

Anche questo gioco è nella sostanza simile al “chiappino“.

Chi va sotto ha però gli occhi bendati da un fazzoletto o un pezzo di stoffa scura e deve cercare di acchiappare i compagni che gli girano e saltano attorno, lo scuotono, lo urtano e gli urlano nelle orecchie una filastrocca:

“O mosca, moschettina

sei cieca, poverina,

sei cieca, sei bendata

e annaspi disperata.

Chi dunque vuoi pigliare?

La benda a chi vuoi dare?

Ti tocco e non mi vedi,

t’inganno e non mi credi:

sei cieca, poverina,

o mosca, moschettina“.

Quando il bambino bendato ne acchiappa un altro, deve cercare di riconoscerlo toccandolo nel viso e dirne il nome. Se non lo riconosce continua a essere bendato e dopo tre errori gli spetta la penitenza. Se invece il bambino acchiappato viene riconosciuto, tocca a lui andare sotto.

Il gioco ha una antica origine, quando nel giocatore bendato si rappresentava il diavolo alla ricerca di nuove anime da portare all’inferno.

Nel 1560 Pieter Bruegel dipinge una scena di questo gioco nel quadro Giochi di Bambini (in foto), mentre nel XVII secolo il Magalotti lo rammenta nelle sue Lettere Scientifiche ed Erudite, chiamandolo “gatta ceca“ o “mosca ceca“. Alla corte di Francia, ai tempi di Re Sole (Luigi XIV), vi giocavano le dame e i cavalieri.

Tratto da “i giochi in piazza” di Massimo Casprini e Michele Turchi – Edizioni C.R.C. Antella 1998

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La redazione del giornale eChianti.it