La FONTE della FATA MORGANA… COVO DI ANTIFASCISTI

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Episodio 2

Mito, Mistero, Fattucchiere…

Il ricchissimo mecenate Bernardo Vecchietti, nella sua villa Il Riposo presso Grassina, riuniva spesso gentiluomini, letterati e amatori d’arte, con i quali discuteva di pittura, di scultura e di scienze umanistiche. Come ospite preferito e che si trattenne più a lungo ci fu lo scultore fiammingo Jean Boulogne, detto il Giambologna, che arricchì la villa di opere e al quale il Vecchietti commissionò un Ninfeo per accogliere gli amici al fresco durante l’estate.

Il giovane architetto creò un luogo magico e suggestivo ai piedi della collina di Fattucchia. All’esterno: un tabernacolo, una grande tavola d’alberese, la fonte del viandante, un abbeveratoio per i cavalli, un lavatoio per i panni e un canaletto per far bere le pecore. Nella grotta: l’ingresso pavimentato con pillole di fiume, una cucina, panche di pietra, affreschi, sculture, giochi d’acqua, zampilli, una sorgente purissima e una vasca abbellita da una statua di Venere. 

Una scritta sulla chiave dell’arco sopra l’abbeveratoio ricorda cha a volere quel complesso fu Bernardo Vecchietti nel 1572 e la stessa data si legge in una lapide all’interno che invita a dissetarsi a quella fonte perché l’acqua è talmente pura da far ringiovanire, quindi potrà donare l’immortalità. 

La fonte era popolarmente conosciuta come la Casina delle Fate perché, pare, fosse stata un luogo di voluttuosi incontri con piacenti signore. Oppure, un’altra leggenda vuole che bellissime e misteriose donne apparissero all’improvviso per scomparire poi all’interno della grotta dove, attraverso cunicoli segreti, raggiungevano la villa soprastante. 

Comunque, il nome più diffuso con cui è conosciuto il luogo è “La Fonte della Fata Morgana” con il quale si presentava la Venere che si trovava all’interno sopra la vasca principale.

Una statua alta quasi un metro, opera del Giambologna, che nel 1807 «è ancora in essere, ma fuori del suo proprio luogo, in un canto della grotta». Poi, fu data per dispersa. Improvvisamente, ricomparve in un mercatino di cianfrusaglie a Londra dove fu riconosciuta da un esperto d’arte che, dopo averla acquistata per poche sterline, la mise all’asta da Christie’s il 13 settembre 1989 dove fu venduta a un prezzo esorbitante. 

La Fata Morgana originale messa in vendita nel catalogo di Christie’s nel 1989

La Fata Morgana è tornata una volta nella sua Firenze quando il nuovo proprietario, un ricco collezionista inglese, l’ha data in prestito alla mostra Magnificenza alla corte dei Medici aperta a palazzo Pitti dal 3 dicembre 1997 al 6 gennaio 1998. 

Dopo secoli di totale abbandono, soltanto nel 2002 è stato provveduto ad un parziale restauro del Ninfeo, considerato un tesoro architettonico unico, di grande magia culturale e ambientale.

Grazie alla campagna Giambologna e la Fata Morgana promossa nel 2020 in occasione della XXVI mostra a palazzo Corsini, si è rinnovato l’interesse per questo gioiello da salvare. Con la somma raccolta, è stata finanziata la copia della statua del Giambologna realizzata dal restauratore Filippo Tattini che verrà collocata nel suo posto originale.

Purtroppo è solo uno dei tanti tesori d’arte che sono scomparsi e che non potranno più tornare. 

Il tabernacolo a fianco dell’ingresso conteneva un affresco del Bronzino che raffigurava la Samaritana alla fonte, del quale erano rimaste poche tracce documentate ma che ormai è completamente perduto per l’incuria cui è stato sottoposto per secoli. I due stemmi dei Vecchietti che stavano ai lati e il sole o Ostia in pietra serena del monogramma di Cristo al culmine dell’arco fanno parte di una collezione privata, come il mascherone in pietra della Medusa. Un bassorilievo che rappresenta la Gorgone con anguille anziché serpi per capelli e che esisteva sul posto ancora nel 1868.

Non ci sono più neppure il Mostaccio di gatto e le due piccole testuggini che gettavano acqua dei quali, fortunatamente, abbiamo almeno delle fotografie. Sono scomparsi anche lo stemma dei Medici e la corona granducale in pietra, il Toson d’oro di Cosimo I. 

Il Mostaccio di gatto (collezione privata)
La Gorgone (collezione privata)

Non sappiamo che cosa contenesse quel tondo vuoto, un occhio che ci guarda dall’alto, sopra la scritta GLORIA TIBI SOLI. Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che ci fosse un orologio solare.

Non ultimo e non molto lontano nel tempo, uno scasso inconsulto del prezioso pavimento d’ingresso composto di sassolini bianchi e neri è stato operato per far posto a un deposito seminterrato in cemento senza nessuna cautela per l’esistente.

La magia e la suggestione che ancora emanano da questo complesso immerso nella campagna silenziosa, integra e accogliente, con il suo intonaco di finti mattoni rosa che fanno risaltare le cinquecentesche pietre lavorate, scolpite e consunte dal tempo, fanno sognare un tempo in cui si credeva alle streghe, alle fate e alle fattucchiere. 

Non a caso, tutta la zona e la collina si chiama Fattucchia. È evidente che il toponimo era stato attribuito in seguito a qualche leggenda o a una storia vera di una maliarda incantatrice! 

Anche il Vecchietti volle che la sua Venere fosse la Fata Morgana, quella seducente maga intorno alla quale erano state create tante leggende. Nella mitologia celtica appariva come una bellissima donna che incantava i marinai  con fantastiche visioni di castelli in aria o in terra per attirarli e quindi condurli a morte. 

Con il termine Fatamorgana si riconosce, ancora oggi, un’apparizione naturale, una forma complessa e insolita di un miraggio a cui è legata un’altra leggenda della Fata che fece apparire a un re normanno un’isola più vicina di quello che era facendolo morire affogato perché non riuscì a raggiungerla a nuoto.

 Ma, fu sempre la Fata Morgana, una figura soprannaturale e una maga potente capace di trasformarsi in animali o in oggetti, che, gelosa del fratellastro re Artù, imparò le arti magiche dal Mago Merlino e organizzò un complotto insieme a un cavaliere della Tavola Rotonda provocando la fine del regno di Artù. 

Leggende, storie vere, furti, riapparizioni, tutte manifestazioni che alimentano da sempre la voglia di frequentare il Ninfeo del Giambologna, la Casina delle Fate, la Fonte della Fata Morgana… chiamatela come volete, ma, oltre a conservarne il nome e la memoria, è necessario tutelare almeno quello che resta. 

La copia della statua Fata Morgana nella sua posizione originale (foto S. Barzagli)

Forse non tutti sanno che «nei pressi di Grassina, in località Fattucchia, in aperta campagna e precisamente in una casa diroccata, denominata “La Fonte del Vecchietti”» dal gennaio al marzo 1943 si riunirono dei giovani “sovversivi” antifascisti per complottare contro il regime. Il movimento fu chiamato SIRLI (Sezione Italiana Rivoluzionaria Libera Italia) di stampo nettamente comunista. Era capeggiato da Dino Mugellini, barbiere di Antella e da Siro Berchielli, valigiaio di Ponte a Ema i quali riuscirono a coinvolgere una ventina di giovani di Grassina, Ponte a Ema e Antella. 

Le riunioni si tenevano sempre di notte e “per dimostrare ardimento” misero in atto un volantinaggio di manifestini e inondarono Firenze e dintorni con iscrizioni murali fatte con il carbone che invitavano a ribellarsi contro il Duce e Hitler. Cominciarono anche a raccogliere pistole e bombe a mano finché, il 1° aprile, una vile delazione fece scoprire l’organizzazione e furono tutti arrestati e condannati al carcere. 

Durante il sopralluogo che la Regia Questura fece all’interno della Fonte del Vecchietti, furono trovati: alcune tessere di appartenenza al SIRLI, una valigetta di legno, una bottiglia d’inchiostro azzurro e uno stampino. Delle armi nessuna traccia, sicuramente servirono a quanti si diedero “alla macchia” pochi mesi dopo per organizzare la Resistenza.

Massimo Casprini, autore dell’articolo – https://www.facebook.com/1442015069275160/posts/2262928287183830/?d=n