I “Cala-mai”, quei paracadutisti di Ponte a Ema che… non si lanciavano quasi mai!

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«I Cala-mai sono calati per liberarvi, o Fiorentini!» era scritto nei volantini lanciati dai paracadutisti del 1° Squadrone da Ricognizione Folgore al loro passaggio da Ponte a Ema nel 1944.
Si dissero i Cala-mai, in quanto per un lungo periodo non furono mai paracadutati in azioni di guerra. Ma questo non era un epiteto irriverente, tanto che lo usavano gli stessi soldati per riconoscersi.

Ecco la loro breve storia: dopo l’armistizio dell’8 settembre, 117 parà del famoso Battaglione Nembo si trovarono sbandati in Calabria. Con spirito patriottico si riunirono intorno al capitano Carlo Gay decisi a continuare la guerra contro i tedeschi e il 9 dicembre 1943 si costituirono in reparto regolare che gli alleati soprannominarono F-recce Squadron.

Presero parte alla battaglia di Cassino e alla liberazione di Roma perdendo dieci uomini, poi risalirono la penisola verso Firenze. La prima pattuglia dello Squadrone F arrivò a Ponte a Ema la sera del 5 agosto 1944 proveniente dal Chianti. A mezzogiorno del 7 agosto l’intero gruppo lasciò il paese di Strada per portarsi sulla base operativa di Ponte a Ema dove fu accolto da un fitto cannoneggiamento dell’artiglieria tedesca. Nonostante la via Chiantigiana si trovasse sotto un fuoco nemico continuo, una camionetta partì per andare a prelevare viveri e munizioni ma, giunta all’altezza dell’aia del colono Guerrini, fu centrata da una cannonata tedesca.

Morirono in sette e furono sepolti in un luogo vicino a quello del loro sacrificio in un terreno coltivato sulla via Chiantigiana all’angolo con l’attuale via Ferrero per Bagno a Ripoli. Una settimana più tardi venne seppellito anche il tenente Manlio Cappellani dello stesso Squadrone F, caduto durante la liberazione di Firenze.

Il reparto proseguì la sua attività con aviolanci fin oltre la linea Gotica perdendo altri diciassette parà finché venne sciolto il 25 giugno 1945 con una cerimonia nel Teatro Romano di Fiesole. Le trentacinque tombe furono raccolte nel campo di Ponte a Ema, che fu l’unico cimitero dei Cala-mai.

Dopo la guerra, i piccoli cimiteri militari furono distrutti ma nel 1971 si volle ricordare quello del Ponte a Ema con un cippo in marmo che è rimasto lì fino al 20 aprile 1980 quando è stato trasferito ai piedi della scalinata della scuola elementare Vittorino da Feltre, distante un centinaio di metri sulla stessa via verso Firenze, al quale sono stati aggiunti dei blocchi di marmo con i nomi dei 35 paracadutisti.

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Massimo Casprini, classe 1943, nato e vissuto a Bagno a Ripoli e appassionatissimo di storia locale così come di fotografia e di viaggi.