Forse non tutti sanno che… il primo Re d’Italia è nato a Baroncelli

1028

Quella notte dell’estate 1819 Gaetano Tiburzi si appartò in intimità con la giovane Regina, figlia del colono Bettini che lavorava il podere Torricella 1° a Baroncelli.

Dopo nove mesi nacque un bambino che per due anni visse con i nonni materni. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che un giorno sarebbe diventato un re. Ma sua madre si chiamava Regina e il suo destino era segnato.

Nel 1821 Gaetano, detto il Maciacca, si trasferì a Firenze dove aprì una macelleria in via Senese. Il 16 settembre 1822 al Poggio Imperiale avvenne una tragedia. Carlo Alberto Savoia e Maria Teresa Asburgo erano nella villa con il loro primogenito di due anni. Alle 11 di notte la nutrice si avvicinò alla culla del principino per controllare che dormisse bene.

Aveva in mano una candela accesa che, con gesto maldestro, avvicinò alle coperte che s’incendiarono immediatamente. Si racconta che lei stessa e il principino morirono nel rogo. Onde evitare un vuoto dinastico per la successione al trono fu presa un’immediata decisione: il piccolo erede doveva essere sostituito con un altro bambino.

Corse voce che vicino alla villa abitava il Maciacca che aveva un figlio illegittimo della stessa età del principino morto. La sostituzione avvenne in gran segreto. Il Maciacca divenne improvvisamente molto ricco. Aprì un’altra macelleria alle Due Strade e sposò Rosa Galletti dalla quale ebbe 17 figli. Regina tornò alla casa paterna e morì povera nel ricovero di Montedomini. Il loro figlio visse da re con il nome di Vittorio Emanuele II di Savoia.

Ma quel re dei libri di storia con i baffoni e delle scappatelle con la bella Rosina non assomigliava per niente a Carlo Alberto. Era evidente una totale diversità di carattere e anche nell’aspetto fisico non sembrava proprio uno dei Savoia. Era come una goccia d’acqua uguale al padre naturale: basso e tarchiato, amante della vita libera, della caccia e delle donne. In realtà apparteneva a un’altra stirpe.

Lo stesso Cavour ebbe modo di parlare delle origini non pure del Re e Massimo D’Azeglio confidò le testimonianze raccolte sul fatto avvenuto al Poggio Imperiale ma nessuno volle crederci.

Per fare luce su questo nebuloso episodio sarebbe sufficiente confrontare il DNA del Maciacca con quello di Vittorio Emanuele II. Ma nessuno vuole aprire le tombe per rivelare una scomoda verità che, invece, renderebbe giustizia alla storia!

SHARE
Massimo Casprini, classe 1943, nato e vissuto a Bagno a Ripoli e appassionatissimo di storia locale così come di fotografia e di viaggi.