Emilia Peruzzi e quel salotto che riuniva ad Antella la migliore società politico-culturale d’Italia

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Emilia, nata Toscanelli nel 1827, si era sposata con Ubaldino Peruzzi, una delle figure più importanti del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, ambasciatore, ministro dei Lavori Pubblici e dell’Interno, sindaco di Firenze.

Donna «intelligentissima e angelica, con lo schietto eloquio paesano e il delicato motto» seppe riunire intorno a sé la migliore società politico-culturale italiana e europea nei suoi salotti di Parigi, di Torino, di Firenze, dell’Antella…e anche di Viareggio!

Il suo preferito era quello nella villa La Torre all’Antella – antico possesso dei Peruzzi fin dal Duecento – dove si tratteneva da maggio a ottobre inoltrato. Fra le sue mura vennero accolti i patrioti e gli uomini più illustri del Risorgimento oltre a artisti, letterati, poeti, musicisti. Fra i tantissimi frequentatori ricordiamo Silvio Spaventa, Sidney Sonnino, Michele Amari, Fogazzaro, Minghetti, il tenore Tamagno e il pittore Gordigiani.

Se il tempo lo permetteva, il salotto si trasferiva «sulla terrazza, sotto la luna dell’Antella» e lei passava da un gruppo all’altro intervenendo nelle conversazioni con grazia, intelligenza e molto spesso con consigli. Siccome non risparmiava critiche sagaci anche ai politici più scaltri, un giorno il re Vittorio Emanuele II esclamò: «Di quelle donne ce ne vorrebbe una per ogni città del regno».

Emilia non dava tregua ai suoi ospiti ai quali recapitava i famosi bigliettini stimolandoli a una nuova discussione o invitandoli a riprendere quella interrotta anche qualche giorno prima. L’atmosfera e l’affabilità della padrona di casa erano talmente coinvolgenti che era difficile sottrarsi a questo impegno.

In quel salotto presero vita alcuni capolavori letterari e si svilupparono nuove idee, «si diceva che Firenze comincia dall’Antella». L’assiduo frequentatore Edmondo De Amicis – innamorato della Signora – scrisse i suoi Bozzetti Militari, Renato Fucini compose molti dei suoi sonetti più famosi, Homberger scrisse la novella Il Bamboccio, Gaetano Imbert sviluppò il suo capolavoro La vita fiorentina nel Seicento.

Emilia morì nella villa La Torre l’8 maggio 1900 e, rispettando la sua volontà, la salma fu ricoperta di fiori di campo dell’Antella e tumulata nella cappella. Dieci anni dopo, con un Decreto Ministeriale fu autorizzata la traslazione delle sue spoglie nella basilica di Santa Croce a Firenze accanto a quelle dell’amato “Baldolino”, come lei chiamava affettuosamente suo marito.

Un evento straordinario per i 150 anni di Firenze Capitale si terrà all’Antella il 7 e 8 novembre 2015 per ricordare Emilia e Ubaldino Peruzzi. Per l’occasione, è stato stampato il libretto La signora Emilia e quel salotto dell’Antella.

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Massimo Casprini, classe 1943, nato e vissuto a Bagno a Ripoli e appassionatissimo di storia locale così come di fotografia e di viaggi.