Bianca Cappello: i suoi fiori e i suoi profumi a Villa LA TANA

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by Benedetta Giannoni

MAIA: la piccola che perse il padre con le mine tedesche e il nome per mettere al sicuro i nostri soldati.

 Villa “la Tana” come ogni giorno si stagliava con la sua facciata leggera e color dell’oro contro il bosco scuro del borgo di Ulivelli. Al suo interno la domenica mattina si svolgeva la messa e la bimba entrava da sola a passo svelto. Si dirigeva verso la cappella attraversando il grande salone balaustrato e alla fine della funzione la marchesa Giaquili Ferrini le donava un mazzo di fiori. La guerra era finita da poco e la cartiera sull’Arno era stata fatta esplodere dall’esercito tedesco in ritirata. Gli abitanti delle case vicine erano salvi solo grazie ad una sana disobbedienza di un soldato, che li avviso’ dell’imminente distruzione del macchinario e li fece allontanare. Nella loro fuga affannosa gli invasori disseminarono di mine Candeli ed il padre della piccola Maia morì saltando su una di queste: il dono floreale della marchesa era dunque un atto pietoso in ricordo del defunto. Il suo nome così insolito “Maia” veniva urlato a gran voce quando stavano per arrivare i soldati di Hitler ed era un segnale per far scappare tutti gli uomini che si dovevano nascondere per non farsi rastrellare: un avviso efficace senza dare troppo nell’occhio. I fiori dei mazzi erano ciò che offriva il giardino della villa a seconda della stagione, molto spesso erano rose e fra tutte le rose di quella dimora una è rimasta senza dubbio nella storia: una “rosa” Bianca.

Foto dal web
 Facciamo una corsa a ritroso nei secoli e parliamo di Bianca Cappello che nasce da una famiglia patrizia di Venezia nel 1548, perde presto la madre di nome Pellegrina Morosini cosicché il padre Bartolomeo si risposa con una donna ricca, non bella e dal carattere aspro. A quattordici anni si invaghisce di un dongiovanni fiorentino di nome Piero Buonaventuri che lavora in una filiale del banco dei Salviati nella Serenissima: lui le racconta di essere un gran signore e lei ingenua ci crede. Rimane incinta e a quel punto scappa di casa portando via dal palazzo paterno quanti più soldi e oggetti preziosi riesce a trovare. Sui due c’è un mandato di cattura ed una taglia della città di Venezia. L’ unico posto sicuro dove fuggire per i giovani sarà la patria di Piero: la città di Firenze. Bianca si ritroverà quindi nella dignitosa modestia della famiglia dell’ormai marito, lei che era abituata a ben altri fasti e con la brutta sensazione di essere stata fregata molto bene. Le diplomazie fiorentine e veneziane si scontreranno sulla loro vicenda e data l’importanza della famiglia di Bianca entrerà in campo direttamente il granduca. In questo contesto di ambasciate la giovane e il figlio di Cosimo I de’ Medici,  Francesco I si incontreranno e Cupido farà scoccare la freccia che li condurrà ad una passione bruciante.
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La loro vicenda non si può tradurre in due parole data la complessita’. Erano sposati entrambi: Francesco per convenienza politica con Giovanna d’Austria e Bianca per una sciocchezza di gioventù con il Buonaventuri. Vedranno poi i loro consorti morire, la prima in un insolito incidente domestico e il secondo con un colpo di spada in un agguato notturno dietro via Maggio a Firenze. Svincolati dai legami coniugali da questi due eventi luttuosi finalmente si sposeranno e Bianca diverrà granduchessa per un periodo di amore senza più limitazioni con il suo consorte.
Prima di questa libertà di amarsi i due si erano frequentati in ogni modo, con la tolleranza di Piero Buonaventuri che aveva anche lui le sue amanti e convenienze economiche e con il disappunto di Giovanna D’Austria che subì tutto con sofferenza.
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Villa “La Tana” a Candeli fu un dono di Francesco per dare inizialmente una dimora a Bianca e conseguentemente a suo marito. Stessa cosa fu il palazzo di via Maggio a Firenze detto proprio di “Bianca Cappello” dove nella magnifica facciata ad intonaco graffito che si sviluppa con decorazioni in forma di simboli alchemici e grottesche si voleva evidenziare come nella concezione dei due amanti l’unione fra il femminile ed il maschile conducesse alla perfezione. Qui una curiosità: un tunnel univa il palazzo di Bianca con palazzo Pitti per consentire a Francesco di incontrarla indisturbato nelle sue stanze. Questo cunicolo durante la guerra fu usato per celare ai nazisti le opere d’arte degli Uffizi le quali vennero murate all’interno di esso. Eppoi la villa di Pratolino dove nel giardino altri elementi misteriosi, oggi scomparsi, nelle sistemazioni ed allestimenti di statue e fontane, riportavano alle loro alchimie ed al loro mondo. La villa di Lappeggi era stata fatta per lei ed in Palazzo Vecchio troviamo le “stanze di Bianca”. Insomma, non c’era luogo o angolo, palazzo o villa, passaggio angusto o largo, che Francesco non pensasse di costruire per Bianca. I pittori Santi di Tito e Alessandro Allori la ritrassero nei suoi splendidi abiti.
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Tutta questa passione amorosa verso questa donna unitamente all’interesse di Francesco per gli esperimenti alchemici ed al conseguente tiepido interesse per il governo dello stato destarono molti malumori nel popolo ed in suo fratello minore Ferdinando che era cardinale. Dopo molte tensioni nel 1587 la coppia in un soggiorno alla villa di Poggio a Caiano muore in circostanze misteriose, forse avvelenati, forse ammalati di “febbre terzana”.

 I corpi di Francesco e Bianca dopo l’autopsia vennero portati uno verso un funerale fastoso, l’altra forse in San Lorenzo nelle tombe Medicee senza troppi convenevoli. Venne incaricato dello “smaltimento” della salma di Bianca il Buontalenti e non abbiamo la certezza di dove sia adesso. Ferdinando si tolse l’abito religioso, si sposò con Cristina di Lorena e governò la Toscana con equilibrio. Una fine tragica di un amore molto discusso.
Nel loro periodo d’oro, dopo il matrimonio nel 1579 la coppia diede molte feste mondane e di delizie. In questo ambiente di balli e musiche, molti non sanno che un notissimo insegnante di danza le dedicò un prezioso trattato intitolato “Il Ballarino”. Correva l’anno 1581 ed il “maestro di ballare” era Fabritio Caroso da Sermoneta. In questo libro si mescolano gli “avvertimenti” e le “regole” per il ballo e per le buone creanze di società. Vengono spiegati i passi di molti brani. Ogni ballo è dedicato ad una dama e si apre con un sonetto composto per lei, segue la coreografia e ” l’intavolatura di liuto” che serviva per eseguire la parte musicale e che noi oggi chiameremo “spartito”. Insomma: un manuale completo per la perfetta riuscita di una festa. I “Balletti” erano danze veloci con contaminazioni popolari così come le “cascarde” che facevano letteralmente “cascare” il danzatore, i “canari” con passi battuti a terra come una specie di flamenco, eppoi “balli”, “basse” e “pavane” che erano più lenti e solenni e “gagliarde” dove il ballerino, specie di sesso maschile dava il meglio di sé in abilità e virtuosismo. A Bianca oltre all’intero testo vengono dedicati moltissimi sonetti ed in particolare il balletto “Alba Novella” e la cascarda ” Alta Regina”.
Sappiamo che Bianca seguiva Francesco nei suoi esperimenti scientifici di alchimia e le notizie di cronaca riportano anche che fosse una seguace della cabbala ebraica. Sembra che si facesse inviare dai suoi parenti veneziani molti libri di questa materia che essi reperivano dalla nutrita comunità di ebrei della Serenissima.
La storia di questa discussa signora e della nostra Villa La Tana ci riportano poi ai giorni odierni, ai profumi ed alla brezza che scende dal bosco di Ulivelli. La fragranza della selva si fonde con quella dei fiori domestici e degli agrumi della limonaia nel giardino. Per caso o per destino l’attuale proprietaria della villa, la signora Simone Cosac crea e produce profumi e con l’aiuto del suo “naso” anch’esso femminile, Sonia Constant, ha creato un’essenza dedicata alla dama che ha chiamato “Perle di Bianca”, proprio su suggerimento della Cappello stessa apparsale in sogno.
Di Bianca ci rimane oggi il mistero: Angelo o strega con i libri di cabala sul leggio? Dama o villana? Opportunista o pazza d’amore? Riassumere la sua storia come ho già detto è davvero difficile e complesso perché era odiata dalla famiglia Medici e dal popolo che vedeva il suo sovrano così intento a perder tempo dietro a lei. A questo punto  c’è da aggiungere che purtroppo a volte il comando di uno stato non è una vocazione per nascita e magari si sarebbe preferito fare altro. Potendo scegliere, infatti, Francesco I ha scelto lei fino alla morte.
Una ultima curiosità: la signora Maria Serenella Cappello, moglie del presidente Mario Draghi, l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri è discendente diretta di Bianca e della sua famiglia.
Come vediamo le figure femminili si susseguono abbondanti nella lunga vita di questa elegantissima villa appoggiata sul fianco di una collina baciata dal sole.
Ringrazio il Comitato della Giostra della Stella di Bagno a Ripoli per aver concesso le foto degli abiti di Bianca Cappello ricostruiti.
(N.d.r. Maia è la madre dell’autrice dell’articolo)

Chi è BENEDETTA GIANNONI??

Benedetta Giannoni, nata a Firenze nel 1973, vive a Bagno a Ripoli da sempre, diplomata al liceo artistico, impiegata in un negozio che vende articoli sportivi. Da quasi 30 anni studia e balla danze antiche nel corpo di danza “Balletto Rinascimentale” della Contrada Alfiere, dipinge ed espone nella associazione Giuseppe Mazzon. Le piace il running e camminare. Adora gatti e cavalli.

Benedetta Giannoni, autrice dell’articolo
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