Beato Gherardo da Villamagna… e le ciliegie

78

il Beato Gherardo da Villamagna fece maturare le ciliegie in gennaio

Nel 1174, nel povero casolare dei Mecatti in mezzo ai boschi di Villamagna nacque Gherardo. Il babbo era felice perché, essendo un maschio, sarebbero state due valide braccia in più per aiutarlo a lavorare il podere Le Caselline.

Purtroppo, a dodici anni, Gherardo rimase orfano di entrambi i genitori che morirono di peste, un epidemia che fece migliaia di morti a Firenze e nel contado. Per la bontà d’animo e la serenità d’affetti che riuscì a dimostrare fin da giovane, fu preso a benvolere dai padroni Folchi i quali lo accolsero nella loro famiglia come un figlio e gli affidarono la conduzione dei loro affari a Villamagna.

Era il tempo in cui, per devozione o per interessi, le nobili famiglie fiorentine partivano per la Terrasanta a difendere i luoghi santi dai Saraceni. Anche il nobile Federico Folchi organizzò una crociata e volle portare con sè Gherardo. Partirono con una nave da Livorno ma, giunti in prossimità delle coste della Siria furono attaccati dai Turchi contro i quali intrapresero una battaglia nella quale i nostri videro la peggio ed erano già per soccombere. Gherardo si chiuse nella stiva a pregare il Signore che esaudì la sua richiesta di salvezza per sé e per tutti i suoi compagni. Fu il primo segno divino che alimentò in lui la fede.

Il già anziano Federico non riuscì a sopravvivere alle dure codizioni in cui vivevano i crociati e morì in Palestina. Gherardo tornò a Villamagna e si ritirò in solitudine in un rifugio che c’era in vetta al poggio dell’Incontro. Fu subito venerato e benedetto come un santo dalla popolazione che andava a trovarlo.

Ben presto i Folchi organizzarono una seconda crociata e, anche questa volta, Gherardo partì con loro. Rimase in Terrasanta sette anni a combattere gli infedeli come Soldato di Cristo e a proteggere i pellegrini, i malati e gli infermi. 

Ebbe modo di dimostrare la sua santità quando, durante il viaggio di ritorno in patria, una terribile tempesta li colse in mezzo al Mediterraneo e riuscirono a salvarsi soltanto con l’intercessione divina invocata da Gherardo.

Il Beato Gherardo nella pittura di Francesco Granacci nella Pieve di Villamagna

Tornato nella sua Villamagna si rifugiò in un pianoro in mezzo al bosco poco sopra la Pieve dove, al posto di un tabernacolo con la Madonna, costruì una casetta in pietra dove condurre vita eremitica. Digiunava tre giorni la settimana e gli altri andava nelle chiese vicine a pregare, soprattutto la notte e da solo e, si dice, sempre in ginocchio. Le impronte delle sue ginocchia sarebbero rimaste davanti al tabernacolo – detto di San Galardo – dove era solito fermarsi a pregare a lungo.

Non riuscì a fondare uno spedaletto a fianco del suo piccolo oratorio ma seppe comunque aiutare e confortare la povera gente che accorreva da ogni parte per avere da lui un consiglio. Dal culto popolare fu venerato come protettore delle campagne e dei raccolti.

Di lui, il Boccaccio scrisse che «era magrissimo, pallido e tenuto in concetto di Santo». Anche il Sacchetti confermò che era «quasi magrissimo e pallido». Vestì l’abito di Terziario francescano.

Leggende o storie che siano, gli furono attribuiti diversi miracoli tutti legati al mondo contadino e alle popolazioni delle colline di Villamagna.

Si racconta che una volta guarì da un male incurabile un infermo a Pontassieve e un bambino gravemente ferito alla testa.

Si narra che da una cava posta presso il tabernacolo avesse preso due grosse pietre per coprire la sua futura tomba e, siccome un contadino si rifiutò di prestargli i buoi per trascinarle, le legò con una ginestra e le portò fino a Villamagna tirate da due galline.

Un’altra volta, trovandosi all’Anchetta e volendo guadare l’Arno, gli fu impedito di passare perché l’acqua era troppo alta. Lui distese il suo mantello sull’acqua e attraversò il fiume passandoci sopra.

Seppe anche predire il giorno della sua morte.

Ma il miracolo più noto per il quale è ricordato è quello delle ciliegie del quale esistono diverse versioni tramandate dalla memoria orale. Si dice che, trovandosi a letto malato avesse chiesto alla sorella (o alla nipote) di andare nell’orto a prendergli delle ciliegie. La povera donna si preoccupò credendolo matto in quanto era gennaio e si rifiutò di andare. A seguito delle insistenze, per compiacere Gherardo, uscì e, con meraviglia, trovò le ciliegie rosse e mature.

Il miracolo delle ciliegie in una stampa d’epoca

Un’altra versione racconta invece che Gherardo fu protagonista diretto del fatto. In una fredda giornata d’inverno, stava tornando al suo romitorio quando, sfinito dalla stanchezza e dalla fame (che tuttavia lui non avvertiva) si appoggiò al tronco di un ciliegio che, improvvisamente, si riempì di foglie e di frutti maturi.

Morì il 13 maggio 1242 (il mese delle ciliegie!) e il suo corpo fu messo in una bara e posta sui rami di una quercia in attesa della sepoltura dove lunghe code di pellegrini si recarono a chiedere grazie. Una donna gravemente ammalata che era stata portata sotto la quercia guarì istantaneamente.

In seguito, il suo corpo fu chiuso in un sarcofago di pietra sostenuto da colonnette esagonali e posto all’interno del Romitorio dove aveva vissuto.

Con le offerte raccolte dai fedeli si realizzò una forte somma di denaro che permise di costruire la chiesa al posto della piccola casa. Fu più volte distrutta durante le invasioni di eserciti nemici, tuttavia, i soldati lasciarono sempre intatto il sepolcro del Beato Gherardo. All’inizio del Trecento fu costruito in puro stile romanico l’Oratorio che si vede ancora oggi.

 Nel 1836, per ordine del granduca Leopoldo II, il corpo fu traslato all’interno della Pieve di Villamagna con grande disappunto dei fedeli che, nel 1876, inscenarono una pacifica sommossa che costrinse il pievano a riportarlo all’Oratorio con una solenne e partecipatissima cerimonia.

Nel 1876 l’urna con il corpo del Beato Gherardo viene traslata dalla Pieve all’Oratorio
(Biblioteca Moreniana, Acquisti Diversi, Firenze)

Soltanto dal 1979 lo scheletro intero del Beato Gherardo si trova di nuovo nella Pieve, protetto in una teca di legno dorato, sotto l’altare con il trittico di Mariotto di Nardo. 

All’interno dell’Oratorio sono rimasti, sotto uno strato di intonaco, tracce dei affreschi del XV secolo che rappresentano altrettanti episodi della vita e della morte del Beato Gherardo e che aspettano di tornare alla luce… se non risulteranno completamente cancellati!

Massimo Casprini, autore dell’articolo – https://www.facebook.com/1442015069275160/posts/2262928287183830/?d=n