All’Antella l’arte della tappezzeria che resiste allo scorrere del tempo | FOTO

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Quello del tappezziere è un mestiere che in generale va a sparire ma che resiste in alcune realtà del territorio di Bagno a Ripoli. Custodi ne sono le mani sapienti di artigiani come Renzo Bacci, tappezziere in Antella dal 1973.

La Tappezzeria Antella, in Via dell’Antella – sotto i viali per i paesani – è aperta da quarantacinque anni. È gestita da Renzo Bacci, Marzia Loddo, Massimo Loddo, Claudia Bacci. Lavora per una clientela affezionata e per alcune grandi firme del made in Italy.

Fondatore dell’attività è Renzo Bacci che inizia come apprendista nel 1962, a Firenze. Altri tempi: va a lavorare con il Mosquito e dalla bottega porta il lavoro in giro per la città sul cassino del triciclo. “Si facevano i materassi con il graticcio. Poltrone e divani tutto con le bullette”, esclama il tappezziere.

Nel 1969 Renzo parte per il servizio militare. Dopo il congedo si sposa e tempo pochi anni, il 14 giugno 1973, apre il laboratorio all’Antella. Il fondo è a pochi metri di distanza da quello attuale, dove l’esercizio viene trasferito negli anni Ottanta. Nello stesso anno, un mese prima dell’apertura della tappezzeria, nasce Claudia. Intanto Marzia, già moglie di Renzo e mamma di Claudia, lascia il suo lavoro e si impiega nell’attività. Massimo, fratello di Marzia, in quel periodo studia all’Università e ogni tanto va a dare una mano in bottega. È negli anni Ottanta che entra fisso, prima come operaio poi in società. Claudia, invece, la più giovane, si laurea in Lettere e Filosofia ed entra in tappezzeria nel 2009.

In laboratorio si creano e si riparano poltrone e divani. Ma di questi tempi bisogna anche inventarselo il lavoro e dalla creatività, soprattutto del “ramo femminile dell’azienda”, nascono anche borse e cuscini. Tutto rigorosamente fatto con metodi artigiani.

“Prima era più bello il lavoro artigiano, era tutto fatto a mano – dice Renzo – I materiali e gli attrezzi erano chiodi, corda, forbici, cava chiodi, martello. La lana si passava con il graticcio e lavoravamo con juta, molle d’acciaio, cotone. Una poltrona si faceva tutta a chiodi e l’imbottitura con il capecchio. Si usava il crine di cavallo e l’ultima finitura era una falda di cotone”.

Oggi le cose sono fatte meccanicamente. Ci sono la macchina per passare la lana, la pistola per i mastici e si usano fibre sintetiche o naturali. Ma i lavori rimangono di alta qualità ed eccellenza.

“Il grosso cambiamento è arrivato con l’avvento della gommapiuma – interviene Massimo – Prima si recuperava tutto. Però restano lavori particolari che danno soddisfazione. Ci sono clienti che chiedono di rifare divani antichi e noi li restauriamo con le stesse tecniche e gli stessi materiali usati all’epoca”.

Un tempo c’erano diversi tappezzieri a Firenze, oggi è un mestiere che va a sparire e le ditte che resistono sono prevalentemente a conduzione familiare.

“Questo – dice Renzo – è un mestiere che impari da giovane, io ho iniziato da ragazzino, e per portarlo avanti ci vogliono creatività, passione e la consapevolezza che il guadagno non deve essere una priorità. Rimane un lavoro che si fa con le mani”.